Tetto rovescio: perché preferirlo al tetto caldo?

Il tetto rovescio è una specifica tipologia di copertura piana che inverte nella stratigrafia la posizione di guaina impermeabilizzante e pannelli isolanti.

Realizzazione di tetto rovescio (photo credit www.isolpansrl.it)

Realizzazione di tetto rovescio (photo credit www.isolpansrl.it)

Cos’è il tetto rovescio?

Il tetto rovescio è una particolare tipologia di copertura piana. Viene chiamato così perché nella sua realizzazione si inverte la consueta modalità di posa in opera degli elementi che ne costituiscono la stratigrafia.

La principale funzione di un tetto è quella di proteggere gli ambienti interni dagli agenti atmosferici esterni, assicurandogli condizioni di comfort ottimali. Per raggiungere questo obiettivo con una copertura piana si deve prevedere la presenza almeno di uno strato impermeabilizzante e di uno isolante.

Il sistema costruttivo più comune, detto tetto caldo, prevede prima la posa in opera dell’isolante e poi della guaina impermeabilizzante come ultimo strato.
Per realizzare il tetto rovescio, invece, la guaina viene posata prima del materiale isolante.

Come tutte le coperture piane, anche il tetto rovescio può essere praticabile o non praticabile.

Come è fatto un tetto rovescio

La stratigrafia di un tetto rovescio, partendo dal solaio per finire alla parte a contatto con l’aria, si configura in questo modo:
• struttura portante
• massetto delle pendenze
• manto impermeabile
• pannelli termoisolanti
• strato di protezione costituito da 5 cm di ghiaietto o 2 cm di sabbia a eventuale supporto di una pavimentazione.

In questa configurazione non è necessario inserire lo strato di barriera al vapore, poiché è la stessa guaina impermeabilizzante che ne svolge la funzione, evitando la formazione di condensa.

In un tetto rovescio quindi lo strato bituminoso risulta adeguatamente protetto dalle aggressioni climatiche e meccaniche e deve svolgere soltanto il suo compito di impermeabilizzare.

Di contro, l’isolante è la parte più esposta alle intemperie, per cui per garantire effettivamente i risultati promessi deve possedere particolari caratteristiche di resistenza:
• all’azione di acqua e umidità
• alla compressione
• a eventuali cicli di gelo e disgelo.

Il progettista deve quindi scegliere pannelli isolanti che oltre ad avere un ottimo potere termoisolante presentino anche un’elevata resistenza all’acqua e alla compressione.

Non a caso, la tecnologia del tetto rovescio ha incominciato a diffondersi in Europa (dopo essere stata introdotta negli Stati Uniti) quando sul mercato sono arrivati pannelli termoisolanti che presentano le caratteristiche descritte.
Per realizzarli si utilizza di solito polistirene estruso o poliuretano espanso, materiali caratterizzati da una struttura a celle chiuse impermeabile all’acqua.

Normalmente l’acqua meteorica si insinua attraverso i giunti presenti tra i pannelli isolanti, infiltrandosi anche sotto di essi e facendo in modo che possano perdere la loro resistenza termica. La struttura a celle chiuse, invece, riduce notevolmente questo inconveniente, per cui la resistenza termica persa diventa trascurabile. Per raggiungere questo obiettivo, comunque, la posa in opera deve essere eseguita a regola d’arte.

Come effettuare la posa in opera di un tetto rovescio

Per realizzare una copertura piana rovescia si parte quindi dall’apposizione dello strato impermeabile, per il quale non ci sono particolari vincoli e che può essere incollato direttamente sul supporto.

Tra i pannelli isolanti e la guaina invece è opportuno inserire uno strato di ghiaietto che ha lo scopo di evitare che l’acqua, libera di fluire tra i pannelli, possa accumularsi sotto di questi. La presenza del ghiaietto assicura infatti il corretto deflusso sotto lo strato isolante.

Al di sopra dei pannelli deve essere steso steso un secondo strato di ghiaietto con la funzione di tenere in posizione, con il proprio peso, gli stessi i pannelli.
Un accorgimento importante è infatti quello di coprire i pannelli isolanti con una zavorra esterna per evitare il rischio di asportazione in caso di vento (a meno di utilizzare pannelli autoprotetti e autozavorrati).

Sopra un tetto rovescio è possibile posare anche una pavimentazione calpestabile per realizzare una terrazza praticabile. La struttura è idonea altresì alla costruzione di un tetto verde o di un giardino pensile.

Perché preferire un tetto rovescio a un tetto caldo?

Se hai una casa con tetto piano, realizzare la copertura con la tecnologia del tetto rovescio può essere una soluzione vantaggiosa, per vari motivi.

Usando pannelli isolanti di buona qualità potrai mantenere la tua casa più fresca in estate e più calda in inverno. L’intervento risulta particolarmente consigliato nel caso di ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, se intendi migliorare le prestazioni termiche di una copertura impermeabilizzata già esistente. Realizzando contemporaneamente altri interventi potresti raggiungere anche i requisiti per accedere al superbonus 110%.

Il sistema rovescio è efficace anche per evitare il problema della formazione di condensa. In un tetto caldo, infatti, il vapore acqueo può restare intrappolato tra guaina e isolante, cosa che non avviene in quello rovescio. In un tetto rovescio il manto impermeabile, che rappresenta una potenziale barriera al vapore, viene tolto dalla faccia fredda della copertura e permette in tal modo che gli strati superiori all’isolante siano permeabili al vapore.

Il manto impermeabile, non essendo esposto alle intemperie, risulta protetto non solo dai raggi ultravioletti, ma anche dalle fluttuazioni termiche e dalle sollecitazioni meccaniche derivanti. Di conseguenza, la sua durata può diventare doppia di quella dei manti impermeabilizzanti ordinari.
Il tema della protezione dello strato di guaina è infatti particolarmente importante. Chi ha una casa con strato terminale di guaina bituminosa sa bene come richieda una manutenzione praticamente annuale.

L’unica controindicazione di questa tipologia di copertura è dunque il maggiore stress a cui sono sottoposti i materiali isolanti a contatto con l’aria. Problema, come detto, superabile, scegliendo materiali impermeabili all’acqua, non igroscopici e resistenti sia al gelo sia alle alte temperature.





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