Smaltimento dei rifiuti edili: come farlo correttamente

Lo smaltimento dei rifiuti edili prodotti da un intervento di ristrutturazione non è semplice come potrebbe sembrare: vediamo che fare per essere in regola.

Smaltimento dei rifiuti edili (photo credit pixabay.com)

Smaltimento dei rifiuti edili (photo credit pixabay.com)

Corretto smaltimento dei rifiuti edili

Lo smaltimento dei rifiuti edili prodotti da un intervento di ristrutturazione non è così semplice come potrebbe sembrare. Si tratta infatti di un adempimento soggetto a norme particolari che, se non rispettate, possono comportare sanzioni penali e multe salate.

Macerie e calcinacci sono infatti rifiuti speciali e in quanto tali non possono essere conferiti nelle stesse discariche in cui finiscono i comuni rifiuti urbani, perché possono essere fortemente inquinanti.
Vanno invece conferiti in apposite discariche dotate anche di impianti di trasformazione per il riciclo e riutilizzo dei materiali non nocivi.

Alcuni Comuni consentono, in caso di quantità davvero limitate di rifiuti provenienti da lavori edili, il conferimento presso la locale Isola Ecologica. Naturalmente, devono aver previsto questa possibilità nel proprio programma di raccolta differenziata.

In edilizia ci sono quindi specifiche normative che indicano il modo in cui deve avvenire correttamente lo smaltimento dei rifiuti ma, soprattutto, in quale modo è possibile provvedere al riciclo o al riutilizzo di questi scarti.

L’edilizia ha infatti un impatto ambientale piuttosto pesante, sia come produzione di rifiuti sia come sfruttamento di risorse. Non basta quindi smaltire correttamente i rifiuti ma occorre per quanto possibile cercare di riutilizzarli.

Classificazione dei rifiuti edili

Gli scarti da costruzione e demolizione sono classificati secondo i codici europei dei rifiuti CER, entrati in vigore nel 2015.

Sono generati in tutte le diversi fasi che coinvolgono la vita di un edificio:
• costruzione
• ristrutturazione
• demolizione.

Sono composti da una vasta gamma di materiali, come calcestruzzo, metallo, legno, laterizi, plastica, materiali lapidei, ed essendo quindi diversi possono richiedere procedure differenti di smaltimento.
Per questo motivo diventa importante selezionarli durante le fasi di lavorazione.

È necessario separare ad esempio terre e rocce da scavo, non considerate rifiuti, dai materiali inerti (calcinacci di intonaco, laterizi, cemento armato e non), da quelli combustibili e da quelli difficilmente classificabili.

Il lavoro è complesso da svolgere soprattutto nel corso delle demolizioni, quando i materiali di scarto prodotti sono dei tipi più vari. Per questo motivo, molte ditte optano per la cosiddetta demolizione selettiva che permette appunto di effettuare la selezione già in partenza.

La demolizione selettiva prevede un processo di disassemblaggio che avviene praticamente in modo inverso alle operazioni di costruzione. Il procedimento richiede ovviamente più cura e attenzione rispetto alla demolizione tradizionale, con cui si rompe tutto e si mescolano le macerie in materia indistinta.
Si tratta di una procedura senza dubbio più costosa ma che consente di risparmiare poi in fase di smaltimento.

In alternativa è possibile impiegare il metodo della demolizione controllata, con il quale sono selezionati rifiuti di diversa consistenza (materiali lapidei, metalli, legno, plastica) che vengono poi differenziati in una fase successiva.

A chi compete lo smaltimento dei rifiuti edili?

Il riferimento legislativo per la gestione dei rifiuti in Italia è il Testo Unico dell’ambiente, d. lgs 152/2006 Norme in materia ambientale.

Il Codice attribuisce l’onere dello smaltimento dei rifiuti edili al soggetto che li ha prodotti. Pertanto, la responsabilità in capo a questo compito compete nella maggior parte dei casi all’impresa che effettua i lavori di costruzione o di demolizione.

Se i lavori sono svolti in economia, cioè autonomamente, il responsabile diventa quindi lo stesso privato cittadino.

Lo smaltimento dei rifiuti può però essere gestito soltanto da imprese iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Per tale motivo, alcune imprese edili possono affidare il compito ad altre specializzate in questo tipo di attività.

Come avviene lo smaltimento dei rifiuti edili

Lo smaltimento dei rifiuti edili avviene attraverso diverse fasi comprendenti:
• un deposito temporaneo in cantiere in aree delimitate o in cassoni mobili
• la comunicazione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali
• l’identificazione dei rifiuti
• il corretto trasporto a un centro di raccolta e smaltimento autorizzato.

L’identificazione dei rifiuti avviene attraverso la compilazione di un apposito formulario (FIR) che comunque va redatto solo quando si producono quantitativi superiori ai 30 kg al giorno.

Nel Formulario di identificazione dei rifiuti devono essere indicati:
• il nome e l’indirizzo del produttore dei rifiuti
• l’origine delle materie
• la tipologia di rifiuti
• la quantità che si trasporta
• l’impianto di smaltimento di destinazione
• il tragitto eseguito durante la fase di trasporto
• il nome e l’indirizzo del destinatario.

Questa procedura è stata introdotta per rendere più semplice la tracciabilità dei rifiuti che viene gestita in maniera informatizzata dal SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti).

Recupero, riciclo e riutilizzo dei rifiuti edili

Le macerie e i calcinacci prodotti dall’attività edilizia possono diventare un’importante risorsa grazie al recupero, riciclo e riutilizzo.

In tutta Europa la ricerca sta ottenendo risultati molto interessanti per quanto riguarda il riciclo dei materiali da demolizione per ricavare nuove materie prime. Purtroppo però in Italia siamo ancora molto indietro e il recupero dei materiali smaltiti è ancora piuttosto limitato.

Certamente tra i rifiuti provenienti da scavi e demolizioni possono esserci prodotti pericolosi che non possono essere riutilizzati. Per questo motivo è importante procedere a una corretta individuazione e selezione dei materiali.
Una volta individuati i materiali che è possibile riciclare e riutilizzare occorrerà comunque sottoporli a idonei trattamenti per renderli adatti alla loro nuova destinazione.

Un esempio di riciclo può essere il trattamento degli scarti in calcestruzzo, utilizzabili per la realizzazione di sottofondi stradali o trasformabili in aggregati per la formazione di nuovo calcestruzzo.

I materiali di scavo possono essere riutilizzati nell’ambito dello stesso cantiere per i rinterri o per i lavori di giardinaggio.
Per essere riutilizzati altrove occorre invece indirizzare al Comune una specifica richiesta dimostrando con appositi analisi chimiche che non si tratta di prodotti inquinati.



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