Gres porcellanato 80×80: abbastanza grande da dare agli ambienti continuità visiva, ma gestibile in cantiere senza attrezzature industriali.
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Gres porcellanato 80×80: abbastanza grande da dare agli ambienti continuità visiva, ma gestibile in cantiere senza attrezzature industriali.

Gres porcellanato 80×80 Collezione Matic (photo credit https://www.novoceram.it)
Ecco cosa troverai in questo articolo:
C’è un momento preciso in cui un cantiere la posa smette di essere routine e diventa una sfida tecnica: quando sul bancale arrivano le lastre di grande formato.
Il gres porcellanato ha subito una trasformazione radicale negli ultimi anni, i formati si sono moltiplicati, le superfici si sono fatte sempre più sottili e performanti e il mercato ha risposto con un entusiasmo che non sempre si è accompagnato alla competenza necessaria per una posa corretta.
Il formato gres porcellanato 80×80 rappresenta, in questo panorama, un punto di equilibrio interessante: abbastanza grande da conferire agli ambienti quella continuità visiva pulita che i formati classici non possono garantire, ma ancora gestibile in cantiere senza attrezzature industriali. È però proprio questa sua natura intermedia a renderlo insidioso: chi lo posa come se fosse un 30×30 commette errori che si manifestano nel tempo, spesso in modo irreversibile.
Con il grande formato, ogni irregolarità del sottofondo viene amplificata. Una superficie che presenta tolleranze accettabili per una piastrella da 30×60 diventa problematica sotto una lastra da 80×80.
Il supporto deve essere planare, asciutto, solido e privo di parti friabili. La norma UNI EN 13318 fissa la tolleranza massima di planarità a 3 mm su un’asta di 2 metri per le pose ordinarie, ma con il grande formato è consigliabile scendere sotto i 2 mm. Questo spesso significa eseguire una rasatura o uno strato di autolivellante, specialmente nelle ristrutturazioni dove il pavimento esistente porta con sé decenni di cedimenti e imperfezioni.
Un errore frequente è quello di procedere con la posa su massetti non completamente stagionati. Un massetto in calce-cemento richiede almeno 28 giorni prima della posa, ma la stagionatura vera — quella che porta il tasso di umidità residua sotto il 2% — può richiedere molto di più, specialmente in ambienti poco ventilati o in presenza di riscaldamento a pavimento. Posare su un massetto ancora umido con lastre di grande formato significa intrappolare l’umidità, favorire il distacco e, nei casi peggiori, la rottura delle lastre stesse.
Con il gres porcellanato di grande formato non esiste margine per improvvisare sulla scelta del collante. La norma di riferimento è la EN 12004 e per questo tipo di applicazione si devono utilizzare adesivi cementizi di classe C2 (alta adesione) con caratteristica S1 o S2 (deformabili).
La deformabilità non è un optional: le lastre di grande formato lavorano diversamente rispetto ai formati piccoli in risposta alle variazioni termiche e un adesivo rigido crea tensioni che nel tempo portano al distacco.
La stesura dell’adesivo deve avvenire con il metodo a doppia spalmatura: l’adesivo viene applicato sia sul supporto che sul retro della lastra. Sul supporto si stende con una spatola dentata a denti quadrati da 10-12 mm, creando i classici cordoni paralleli. Sul retro della lastra si applica invece uno strato liscio, che andrà a chiudere i solchi dell’adesivo sottostante quando la lastra viene posata e battuta.
Perché questa doppia applicazione? Perché con le lastre di grande formato è indispensabile garantire una copertura adesiva non inferiore all’85% della superficie, valore che sale al 90% in ambienti esterni o in presenza di riscaldamento a pavimento. Con la singola spalmatura su supporto, i cordoni d’adesivo lasciano inevitabilmente delle cavità d’aria che, sotto il peso e nel tempo, diventano punti di cedimento.
Molti pensano che la differenza tra posare una lastra a pavimento o a parete sia questione di orientamento. In realtà si tratta di due operazioni con sfide tecniche profondamente diverse.
Nella posa a pavimento, il problema principale è la gestione dei carichi e la perfetta planarità. Le lastre 80×80 devono essere perfettamente allineate tra loro, senza dislivelli tra un bordo e l’altro che creano discontinuità visive e punti di potenziale rottura sotto carico.
L’uso di sistemi di livellamento a clip e cuneo è diventato uno standard per il grande formato, non un accessorio: questi dispositivi garantiscono la planarità tra lastre adiacenti durante la fase di asciugatura, quando l’adesivo non ha ancora fatto presa e le lastre potrebbero muoversi.
Nella posa a rivestimento, ovvero a parete, si aggiunge la variabile della gravità. L’adesivo deve avere caratteristiche anti-scorrimento (classe T secondo la EN 12004), altrimenti la lastra tende a scendere durante la presa. Per formati come l’80×80, che in gres porcellanato possono pesare tra i 18 e i 25 kg al metro quadro, si lavora spesso con supporti meccanici temporanei che reggono la lastra fino alla presa iniziale dell’adesivo. In alcuni casi, specialmente per lastre sottili ad alta fragilità, si utilizzano sistemi di fissaggio meccanico a scomparsa integrati nella struttura muraria.
Un’altra differenza sostanziale riguarda la gestione dell’impermeabilizzazione: a pavimento, specialmente in bagno o cucina, si realizza una membrana impermeabilizzante continua prima della posa. A parete, l’impermeabilizzazione viene spesso applicata dopo la posa, attraverso la stuccatura delle fughe con prodotti idrorepellenti o la successiva applicazione di resine.
Il tema delle fughe è forse quello su cui si concentrano le incomprensioni maggiori. La tendenza estetica degli ultimi anni ha spinto verso fughe sempre più ridotte, quasi assenti, nella convinzione che meno fuga significhi pavimento più bello. Dal punto di vista tecnico, questa scelta ha un costo.
Le fughe non hanno solo una funzione estetica: assorbono i movimenti differenziali tra le lastre causati dalle variazioni termiche e igrometriche. Con un formato 80×80, una giunzione minima di 2-3 mm è il limite tecnico al di sotto del quale si iniziano a correre rischi concreti di scheggiatura dei bordi e sollevamento delle lastre, specialmente in ambienti soggetti a sbalzi termici importanti come terrazze e locali non riscaldati.
Per gli interni residenziali temperati, una fuga da 1,5-2 mm può essere accettabile se si utilizza un gres rettificato, ovvero con bordi tagliati meccanicamente in modo da avere tolleranze dimensionali molto ridotte. Il gres non rettificato, invece, ha variazioni dimensionali che rendono necessaria una fuga minima di 3-4 mm per compensare le differenze tra una lastra e l’altra.
Il prodotto di stuccatura deve essere compatibile con l’ampiezza della fuga: le fughe strette richiedono stucchi a granulometria fine, mentre per fughe più ampie si utilizzano prodotti a granulometria media. Per ambienti umidi o soggetti a traffico intenso, i fuganti epossidici offrono resistenza chimica e meccanica superiore, anche se richiedono una posa più tecnica e tempi di lavorazione più stretti.
Non va dimenticata la realizzazione dei giunti di dilatazione, che devono essere previsti ogni 25-30 mq di superficie posta, in corrispondenza dei cambi di direzione, degli angoli e di ogni giunto strutturale dell’edificio. Questi giunti non si stuccano ma si sigillano con materiali elastici (silicone o polisolfuri), e la loro assenza è spesso la causa principale di rigonfiamenti e distacchi che si manifestano a distanza di mesi dalla posa.
Quanto tempo devo aspettare prima di calpestare il pavimento appena posato?
Dipende dall’adesivo utilizzato, ma in condizioni standard (20°C, 50% di umidità relativa) si può iniziare a camminare sul pavimento dopo 24 ore. Il carico completo e la pulizia con acqua vanno rimandati ad almeno 48-72 ore.
Il gres porcellanato richiede impregnazione prima della stuccatura?
Il gres è praticamente impermeabile, quindi non richiede impregnazione sulla superficie. Tuttavia, alcuni prodotti lucidati o lappati possono trattenere residui di stucco nelle micro-porosità della finitura: in questi casi è consigliabile applicare un protettivo temporaneo prima della stuccatura.
Quali sono i segnali che la posa è stata eseguita male?
I campanelli d’allarme principali sono il suono vuoto quando si batte la lastra con le nocche (indica mancanza di adesivo sotto), i dislivelli tra lastre adiacenti, le fughe irregolari e — nel tempo — la comparsa di crepe lungo i bordi o il sollevamento in corrispondenza dei punti di maggiore traffico.
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