Balcone, loggia e porticato sono spazi accomunati, quando chiusi con vetri a pacchetto, dalla possibilità di diventare ambienti di carattere.
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Balcone, loggia e porticato sono spazi accomunati, quando chiusi con vetri a pacchetto, dalla possibilità di diventare ambienti di carattere.

Realizzazione Belle Vetrate Scorrevoli
Le caratteristiche dei vetri a pacchetto, le cosiddette VEPA, hanno cambiato il modo di pensare i confini della casa. Non più un limite netto tra dentro e fuori, ma una soglia che puoi spostare a piacere: aperta d’estate, chiusa d’inverno, sempre trasparente. Il vetro sparisce quando vuoi e ricompare senza togliere luce, senza murature, senza alterare la percezione dello spazio.
Ma proprio perché questo sistema si adatta a situazioni molto diverse tra loro, vale la pena capire caso per caso dove ha più senso applicarlo e soprattutto come trasformare lo spazio che ne risulta in qualcosa che funzioni davvero, non solo tecnicamente ma come ambiente vissuto.
Ecco cosa troverai in questo articolo:
Il balcone è la proiezione della casa verso l’esterno: uno spazio aggettante, sospeso, di dimensioni contenute, raramente superiori ai 6-8 mq nelle abitazioni di medio taglio.
Chiuderlo con una VEPA, non significa ottenere un locale abitabile in senso tecnico, ma qualcosa di più interessante: uno spazio-filtro tra la casa e la città, con una luce che non trovi in nessun altro ambiente.
Immagina un balcone rettangolare di 1,5×3 metri, esposto a est, al quarto piano di un edificio anni Sessanta in una città del Nord. Chiuso con una VEPA con ante apribili a libro, diventa uno spazio utilizzabile anche in inverno, quando le condizioni meteorologiche sono avverse.
La scelta di arredo qui deve essere radicale nella sua semplicità: due sedute basse in rattan sintetico resistente agli sbalzi termici, un tavolino pieghevole in bambù o acciaio verniciato, e una scaffalatura leggera in ferro con vasetti di erbe aromatiche. L’arredo tipico di uno spazio outdoor, insomma.
Il punto critico è la luce artificiale: poiché il balcone chiuso tende a diventare buio appena il sole si sposta, installa una striscia LED calda (2700K) sotto il bordo del solaio sovrastante. L’effetto è quello di una piccola veranda luminosa anche di sera, che prolunga l’uso dello spazio ben oltre il tramonto.
La loggia è strutturalmente diversa dal balcone: non aggetta, ma è ricavata nello spessore dell’edificio, con almeno tre lati chiusi da muri e il quarto aperto verso l’esterno.
Questo la rende naturalmente più protetta, più silenziosa e, fatto cruciale, molto più semplice da trasformare in uno spazio vivibile una volta chiusa con la vetrata.
La loggia ha soffitto, ha muri su tre lati e, spesso, chiuderla con una VEPA significa essenzialmente aggiungere la quarta parete trasparente: il risultato è uno spazio che si comporta come una stanza, con la differenza che in dieci minuti puoi riaprirlo completamente.
Prendi una loggia di 4×3 metri in un appartamento in un centro storico toscano, con volta a botte in mattoni, pavimento in cotto 30×30 originale e affaccio su un giardino condominiale. Una volta chiusa con vetri a pacchetto che lasciano libera la vista sulla vegetazione, questo spazio può essere utilizzato per studiare o lavorare in un ambiente rilassante.
Lungo la parete di fondo, quella opposta alla vetrata, metti scaffalature su tutta l’altezza in legno di rovere naturale, senza verniciatura, con mensole a spessore generoso (4 cm) che reggono libri e oggetti pesanti.
Al centro, una scrivania con una sedia classica, senza tempo, meglio se in pelle invecchiata o in tessuto grezzo.
Il porticato è uno spazio coperto al piano terra, aperto su uno o più lati, sorretto da pilastri o colonne. Si trova tipicamente nelle ville, nelle case di campagna, nei rustici ristrutturati e nelle abitazioni con giardino.
È lo spazio domestico con la maggiore potenzialità di trasformazione, perché le sue dimensioni, raramente inferiori ai 15-20 mq, permettono di progettare un vero ambiente polifunzionale.
La caratteristica strutturale più rilevante per chi progetta la chiusura è la presenza dei pilastri: le VEPA non corrono su una linea continua ma devono interrompersi. Questo non è un difetto: è una caratteristica che, se sfruttata bene, genera una composizione di pieni e vuoti con una sua dignità formale.
Porticato di 7×4 metri, quattro pilastri in mattoni a vista, pavimento in pietra serena, copertura in travi di legno a vista con tegole, affaccio sul giardino con prato e un vecchio noce, chiuso con VEPA a tutta altezza tra i pilastri, con pannelli che scorrono e si impilano dietro ogni colonna.
Questo spazio può diventare la sala da pranzo esterna della casa, operativa dodici mesi l’anno. Il tavolo centrale è il protagonista assoluto: 240×90 cm in legno massello di noce, con piano a doghe larghe e base in ferro piatto nero. Intorno, sedie diverse tra loro per forma ma coordinate nel materiale, in numero variabile da 6 a 10 a seconda delle occasioni.
Sull’unica parete piena, quella di fondo che separa il porticato dall’interno, posiziona un cassettone basso in legno verniciato che fa da credenza, con sopra una specchiera larga che raddoppia la profondità visiva del giardino riflesso. Due applique in ottone brunito ai lati completano la simmetria.
L’illuminazione è la chiave di questo spazio: una lampada a sospensione bassa sopra il tavolo, in rattan o in ferro battuto più due lampade a stelo nei due angoli liberi, tutte con dimmer. Quando il porticato è chiuso e illuminato di sera, guardato dall’esterno del giardino, diventa la scena più bella che la casa può offrire.
A terra, un tappeto kilim di grandi dimensioni, almeno 200×300 cm, che unifica la zona pranzo e delle tende in lino grezzo, montate sul lato interno della vetrata, che puoi scorrere per filtrare la luce nelle ore centrali della giornata senza rinunciare alla visione del giardino.
Balcone, loggia e porticato sono tre spazi con storie costruttive diverse, dimensioni diverse e potenzialità diverse. Ciò che li accomuna, una volta chiusi con una vetrata a pacchetto, è la possibilità di diventare ambienti con un’identità forte: non appendici della casa, ma ambienti con un carattere proprio, capaci di dilatare la percezione dell’abitazione senza toccare i muri portanti.
Il segreto, in tutti e tre i casi, è resistere alla tentazione di arredare questi spazi come se fossero stanze interne della casa. La loro forza è il rapporto con l’esterno, la luce che cambia, la trasparenza. L’arredo deve assecondare tutto questo, non competere con esso.
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