Impianto di riscaldamento esistente: come dimostrarlo?

L’entrata in vigore del d. Lgs 48 del 10 giugno 2020 rende più difficile l’individuazione della corretta definizione di impianto di riscaldamento esistente.

Impianto di riscaldamento esistente (photo credit pixabay.com)

Impianto di riscaldamento esistente (photo credit pixabay.com)

Impianto di riscaldamento esistente come requisito per l’ecobonus

Per poter usufruire dell’ecobonus per riqualificazione energetica, l’edificio oggetto dell’intervento edilizio deve possedere due requisiti fondamentali:
• essere esistente
• essere già dotato di un impianto di riscaldamento alla data di inizio dei lavori.

La presenza di un impianto di climatizzazione invernale è quindi una discriminante che distingue l’ecobonus dalla detrazione 50%, per la quale non è richiesta.

Questo requisito essenziale è ribadito anche dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/E del 31 maggio 2007. All’epoca della pubblicazione della circolare, l’aliquota di detrazione vigente era del 55%, ma la sostanza del requisito previsto non cambia ancora oggi.

Esiste una sola eccezione, un’unica tipologia di intervento per il quale la presenza di un impianto di riscaldamento esistente non è condizione necessaria per poter usufruire del bonus energetico. Si tratta dell’installazione dei pannelli solari termici, ovvero quelli destinati alla produzione di acqua calda sanitaria.

Impianto di riscaldamento esistente: come si fa a dimostrarlo?

Dimostrare il primo requisito richiesto, cioè che l’edificio sia già esistente e non di nuova costruzione, è piuttosto semplice. La stessa Agenzia delle Entrate fornisce chiare indicazioni, ricordando che è sufficiente che l’immobile risulti accatastato o in corso di accatastamento al momento della richiesta di incentivo.
In alternativa, basterà esibire le ricevute che provino l’avvenuto pagamento di imposte sull’immobile, come l’IMU, laddove previste.

Ma come si fa a dimostrare che un edificio da sottoporre a ristrutturazione era già dotato di un impianto di riscaldamento esistente al momento dell’inizio dei lavori? A riguardo, l’Agenzia delle Entrate non ha fornito indicazioni esplicite.

È prassi far redigere all’impresa che esegue i lavori una dichiarazione attestante che l’immobile su cui si vanno a eseguire i lavori di riqualificazione energetica era già dotato in passato di impianto di riscaldamento.

Occorre sottolineare, però, che la dimostrazione dell’esistenza dell’impianto non è in realtà richiesta, come avviene invece per l’esistenza in vita dell’edificio.
Non c’è traccia infatti dell’indicazione di alcuna attestazione tra i documenti da esibire in caso di controlli.

Per eccesso di zelo, comunque, prima di dar vita a lavori di smantellamento che potrebbero eliminare ogni traccia dell’impianto preesistente, vi consiglio di raccogliere una cospicua documentazione fotografica dei dispositivi che compongono l’impianto.

Cosa si intende per impianto di riscaldamento esistente?

Molti edifici sottoposti a interventi di riqualificazione energetica sono piuttosto vetusti e sprovvisti di un impianto di riscaldamento vero e proprio, come lo intendiamo oggi. Edifici di inizio secolo scorso presentano ad esempio camini in tutte le stanza o stufe. Possono, questi dispositivi, essere considerati un impianto di riscaldamento?

Fino al mese scorso un impianto termico, per essere considerato tale, doveva essere conforme alla definizione di cui al punto l – tricies del comma 1 dell’Art. 2 del D. Lgs. 192/05, come modificato dal decreto – legge 4 giugno 2013, n. 63, coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2013, n. 90.

Il d. Lgs 48 del 10 giugno 2020 ha però modificato la definizione di impianto termico. Oggi è la seguente: impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, o destinato alla sola produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con impianti di ventilazione. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate.

Nella vecchia definizione si affermava esplicitamente che non sono considerati impianti termici i seguenti apparecchi:
• stufe
• caminetti
• dispositivi per il riscaldamento localizzato a energia radiante.

Tuttavia, questi stessi apparecchi potevano essere assimilati a un impianto di riscaldamento, se la somma delle potenze nominali del focolare di quelli al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW.
Naturalmente questo requisito può essere attestato solo da un termotecnico esperto.

Questo chiarimento adesso è assente, per cui non si comprende come considerare questi sistemi di riscaldamento. La definizione cita eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione, che potrebbero anche non esserci, e quindi far rientrare tra gli impianti di riscaldamento anche quelli localizzati.

In attesa quindi di un chiarimento da parte di ENEA, vi invito a seguire le mie pagine Facebook e Twitter per essere sempre aggiornati.

(Prima pubblicazione 10 luglio 2018)



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12 commenti

  1. cecilia

    Buongiorno,
    mi si richiede di fare un invio ad ENEA per ecobonus (infissi + caldaia a condensazione). Volevo però dei chiarimenti in merito alla fattibilità della richiesta.
    La situazione prima dell’intervento è questa:
    appartamento per civile abitazione, accatastato, con riscaldamento ottenuto esclusivamente con stufe a kerosene e senza termosifoni o altro.
    L’intervento consiste nella ristrutturazione totale dell’appartamento con sostituzione degli infissi e sostituzione delle stufe a kerosene con nuovo impianto a radiatori e caldaia a condensazione.
    Posso considerare l’impianto ante intervento con le stufe a kerosene un impianto termico esistente che poi viene sostituito dal nuovo oppure no? Perché leggendo la faq 9.D dell’ENEA risulta: “…….Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato a energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW….” e mi verrebbe da pensare di no… tra l’altro, è stato anche redatto un Attestato di Prestazione prima di iniziare i lavori in cui figura un IMPIANTO SIMULATO.
    e poi … in caso negativo, credo che il committente non possa portare in detrazione nessun intervento, né la caldaia né gli infissi. Sbaglio?
    Grazie mille
    Saluti

    • arch. Carmen Granata

      Io concordo con lei. Tra l’altro, l’APE taglia la testa al toro, visto che è stato redatto con impianto simulato. Quindi, il committente non ha diritto all’ecobonus, ma può cmq portare in detrazione gli interventi con bonus ristrutturazione 50%.

  2. claudio

    Buongiorno, ho acquistato un’abitazione degli anni 60….. non piu abitata da almeno 15 anni… l’abitazione è in stato di degrado, tuttavia al suo interno si trova ancora la vecchia caldaia e tutte le tubature che portano ai termosifoni i quali però sono stati rimossi (penso rubati). Nella certificazione energetica appena fatta riporta come sistema di riscaldamento “caldaia a combustione” a gas naturale.
    Nel caso procedessi a ristrutturazione e quindi a copertura completa di cappotto, sostituzione tetto e rifacimento degli impianti (quindi sicuramente avanzerei di due classi), ho i requisiti x accedere al superbonus? il mio dubbio rimane sulla definizione di “sostituzione di impianti esistenti” in quanto al momento tali impianti non sono effettivamente “funzionanti”. Dato che questo è il fattore cruciale x me le sarei grato se mi potesse fornire un suo parere in merito.
    Grazie

    • arch. Carmen Granata

      Il requisito è che l’impianto sia “esistente”, non “funzionante”. Se esiste una caldaia e un sistema di distribuzione che lo dimostra, a mio avviso non c’è nessun problema.

  3. CORRADO BIDOIA

    Buongiorno,
    Qualora un edificio non fosse provvisto di riscaldamento, ma avesse comunque una classe energetica già attestata (probabilmente perchè in passato veniva riscaldato con una stufa ora rimossa), si può avere lo stesso il superbonus per lavori quali cappotto interno, infissi o riscaldamento a pavimento, qualora portassero l’immobile su di 2 o più classi energetiche?
    Ringrazio anticipatamente

  4. Setti Aldo

    Buongiorno architetto Granata,
    avevo già sottoposto alla sua attenzione il quesito riguardante un gruppo di amici costituenti una cooperativa che acquista un terreno con edifici da abbattere e ricostruire a cui spetta sia l’eco che il sisma bonus per € 136.000. a cui Lei aveva espresso parere positivo. Ora stiamo valutando l’ipotesi di far acquistare il terreno al costruttore che costruisce tutte le 7 unità e ce le venderebbe con il bonus sisma. a suo parere potremmo ottenere anche l’ecobonus sul prezzo che il costruttore ci farà?
    Grazie

  5. giuseppe

    Mi permetto a scriverLe dopo aver visto vari suoi video su youtube.
    Le pongo un quesito a me fondamentale.
    Se posso.
    Possiedo un locale commerciale in un condominio.
    Dovranno mettere il cappotto termico su tutto l’edificio tranne che sul mio locale, per mia scelta (accolta da tutti gli altri).
    Parteciperò con i miei millesimi alla realizzazione del cappotto termico dell’edificio (parti comuni quindi).
    Nel mio locale non c’è un impianto termico di riscaldamento.
    Domanda…
    Ho diritto all’ecobonus 65% sulle spese da me sostenute sulle parti comuni (che in pratica sono gli appartamenti che dispongono di impianto termico)?
    È fondamentale per me avere una risposta dato che è un caso particolare e né il tecnico né l’amministratore sanno dare una risposta.
    È fondamentale perché l’azienda è pronta ad acquisire il mio credito.
    Trattandosi di 22000 euro è fondamentale una risposta.
    Distinti Saluti

    • arch. Carmen Granata

      Certo che ha diritto all’ecobonus, ovviamente se partecipa alle spese e in proporzione alla sua quota.
      Non importa che il “beneficio” sarà goduto solo dagli altri proprietari.

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