Guida al digitale terrestre di seconda generazione

Non ci siamo ancora assuefatti alla transizione dall’analogico al digitale terrestre che si cambia di nuovo: è in arrivo il digitale di seconda generazione.

Digitale terrestre seconda generazione

Digitale terrestre seconda generazione

Cos’è il digitale terrestre di seconda generazione?

La Legge di Bilancio per il 2018, ancora però da approvare, prevede il passaggio definitivo a un nuovo standard di digitale terrestre per le trasmissioni televisive entro il 2022. In via sperimentale la nuova tecnologia sarà adottata già a partire dal 2020.

La norma è contenuta nell’art. 89 della Legge, Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G. Nella pratica, ciò si traduce nel fatto che la maggior parte dei televisori oggi presenti nelle nostre case non potranno più essere utilizzati senza un apposito decoder.

Sembra quindi di essere tornati indietro di qualche anno, allo switch off del 2012. Allora, abbiamo dovuto progressivamente adeguare gli apparecchi televisivi al passaggio dal segnale analogico al digitale terrestre.
Insomma, abbiamo appena incominciato a familiarizzare con questo nuovo sistema, che già si cambia di nuovo.

Le televisioni dovranno pertanto utilizzare il nuovo formato DVB-T2, che consente le trasmissioni in meno spazio. La sigla DVB-T2 è l’abbreviazione di Digital Video Broadcasting – Second Generation Terrestrial.
Questo rappresenta l’estensione dello standard DVB-T, rilasciato dal consorzio DVB e utilizzato finora per la decodifica dei segnali televisivi. Siamo arrivati dunque al digitale terrestre di seconda generazione o 2.0.

Il passaggio definitivo è comunque previsto per il primo luglio 2022. Ci saranno pertanto 5 anni di tempo per adeguare gli apparecchi televisivi già acquistati e le antenne condominiali centralizzate, prima di arrivare al nuovo switch off.

La finanziaria prevede allo scopo uno stanziamento di contributi da destinare ai cittadini per aiutarli ad affrontare le spese per l’acquisto di nuovi televisori o di decoder per quelli già posseduti.

Il piano del Governo prevede anche la riforma completa della numerazione unica che indica la posizione nel telecomando delle varie reti. Si tratta del cosiddetto LCN, attualmente oggetto di contenzioso.

Perché il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione?

Ma perché questo nuovo cambiamento, che comporterà altre spese per i consumatori, a così breve tempo di distanza?

Per una volta non si tratta di un’idea del Governo italiano, ma del recepimento di una direttiva europea che obbliga al passaggio tutti gli Stati membri dell’Unione.

Tutto nasce dalla necessità di adeguarsi a un Piano della Commissione Europea, che richiede di lasciar libere le frequenze del digitale terrestre per far posto alle nuove tecnologie previste per la telefonia mobile. Il digitale terrestre di seconda generazione è considerato infatti una tecnologia salvaspazio.

Il passaggio allo standard DVB-T2 libera le frequenze mobili della banda 700, quelle comprese tra i 694 e i 790 MHz, attualmente occupate da 6 emittenti televisive, e le assegna alla banda larga ultra veloce delle telecomunicazioni mobili 4G e 5G.

Queste frequenze sono molto importanti per i dispositivi mobili perché, rispetto a quelle che hanno una lunghezza d’onda più corta, arrivano meglio all’interno degli edifici e superano più facilmente gli ostacoli.
Sarà dunque più semplice utilizzare smartphone e tablet a casa.

La nuova tecnologia per il digitale terreste, invece, consentirà un miglioramento della qualità visiva e sonora e fornirà più contenuti in alta e altissima definizione. (Me lo auguro, visto che da quando siamo passati dall’analogico al digitale ho dimenticato cos’era la visione nitida di una trasmissione televisiva).

Quali caratteristiche devono avere i televisori per il digitale terrestre di seconda generazione?

Riassumendo, a partire dal primo luglio 2022, per poter vedere le trasmissioni televisive del digitale terrestre 2.0, dovremo avere:
• un televisore predisposto per la tecnologia DVB-T2
• o un televisore del vecchio tipo equipaggiato con un apposito decoder.

Dal primo luglio 2016 i produttori sono stati interdetti dall’immettere sul mercato nuovi apparecchi che non supportino il digitale 2.0.
Chi possiede un televisore acquistato prima di questa data, non deve però preoccuparsi, perché potrà continuare a utilizzarlo semplicemente dotandolo dell’apposito decoder, così come abbiamo fatto in passato con i vecchi televisori.

Gli apparecchi più datati già funzionanti solo con i vecchi decoder (se sopravvissuti all’obsolescenza), dovranno essere attrezzati con i decoder del nuovo tipo.

Dal primo gennaio 2017 è invece in vigore l’obbligo per i venditori di commercializzare solo televisori già DVB-T2 o almeno abbinati a un decoder compatibile.
In un primo momento infatti l’obbligo prevedeva unicamente la vendita di televisori con la nuova tecnologia. Per i commercianti sarebbe stato però troppo difficile disfarsi di tutti i televisori fuori legge, per cui è stata introdotta un’integrazione alla norma che ha concesso la seconda possibilità.

Guida all’acquisto del televisore per il digitale terrestre di seconda generazione

Se dovete acquistare un televisore nuovo, fate attenzione in particolare alle offerte troppo vantaggiose, che potrebbero nascondere la fregatura.

Controllate le specifiche tecniche presenti sull’etichetta dell’apparecchio e verificate che supporti i seguenti standard:
• DVB-T2
codec H265/HEVC (High Efficiency Video Coding).

Nel nostro Paese infatti il passaggio alla nuova tecnologia comprenderà anche l’adozione di quest’ultimo standard, più recente, che supporta l’ultra definizione delle immagini (fino a 8192 × 4320 pixel).

Se il televisore che volete acquistare è ancora attrezzato con il vecchio standard DVB-T, il venditore è obbligato a vendervelo unicamente insieme al decoder che consente di utilizzarlo. Fate però attenzione a verificare se il dispositivo aggiuntivo è compreso nel prezzo.
In alcuni casi, inoltre, i rivenditori associano al televisore un determinato modello di decoder, senza dare all’acquirente la possibilità di sceglierne uno diverso.

Se invece volete continuare a utilizzare un vecchio televisore già in vostro possesso senza la tecnologia DVB-T2, dovrete necessariamente attrezzarvi con un decoder e quindi accettare il fastidio della presenza dell’apparecchio, di altri cavi e soprattutto di un secondo telecomando.
I decoder possono avere un costo compreso tra i 30 euro e i 250 euro.

Su Amazon potete fare acquisti sicuri e trovare diversi prodotti che supportano la nuova tecnologia:
Samsung T24E390EI
LG 43LJ500V TV 43″ FHD DVB-T2
Decoder Crypto ReDi 270P 1080P.

(Photo credit https://pixabay.com/)




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