Guida alla scelta dell’impianto antifurto

In alcuni casi è quasi d’obbligo installare un sistema antifurto, se non si vuole correre il rischio di trovare la casa svaligiata al ritorno dalle vacanze. Sensore di impianto antifurto…

In alcuni casi è quasi d’obbligo installare un sistema antifurto, se non si vuole correre il rischio di trovare la casa svaligiata al ritorno dalle vacanze.

Sensore di impianto antifurto ©
Sensore di impianto antifurto ©

A cosa serve un impianto antifurto?

L’impianto antifurto è un sistema di difesa attiva della casa, composto da una serie di dispositivi in grado di individuare e segnalare il tentativo di intrusione di un estraneo o la sua presenza nell’abitazione.

Per alcune tipologie di edifici, in particolare quelli unifamiliari o isolati, è quasi d’obbligo installare un sistema di allarme, se non si vuole correre il rischio di trovare la casa svaligiata al ritorno dalle vacanze.
Ma neanche chi abita in condominio può dormire sonni tranquilli, visto il crescente aumento del numero di furti in appartamenti, soprattutto durante il periodo estivo.

Attualmente, non esistono sistemi del tutto non manomissibili ma l’utilità di un antifurto rimane comunque indiscutibile, perché consente almeno di allertare il vicinato e attivare l’intervento delle forze dell’ordine.

Componenti dell’impianto antifurto

Un sistema antifurto base si compone delle seguenti parti principali:
• la centralina
• i sensori
• i segnalatori di allarme
• i dispositivi di comando.

La centralina è la componente più costosa perché rappresenta il vero e proprio cervello del sistema. Il suo compito è infatti quello di ricevere dai sensori i dati relativi ai tentativi di intrusione, elaborarli e inviare i comandi per l’attivazione ai segnalatori di allarme.
Di solito, è dotata di accumulatore e batteria per garantirne il funzionamento anche in assenza di energia elettrica.

I sensori sono invece le componenti che rilevano i tentativi d’intrusione e inviano l’informazione alla centrale.

I segnalatori di allarme emettono un segnale sonoro: si tratta in sostanza della sirena di allarme. Il suono può essere qualche volta accompagnato da un segnale luminoso.

I dispositivi di comando sono tastiere, telecomandi, chiavi elettroniche, apparecchi in grado di attivare o disattivare l’impianto.

Tipologie di sensori per antifurto

Esistono due tipologie principali di sensori:
• perimetrali
• volumetrici.

I sensori perimetrali sono quelli posti su porte e finestre esterne e registrano i tentativi di intrusione all’apertura dei serramenti.
Il loro funzionamento avviene mediante contatti magnetici posti sulla parte fissa e sulla parte mobile del serramento. Non appena viene aperto l’infisso, i contatti si separano e scatta il segnale.

I sensori volumetrici invece rilevano la presenza di intrusi all’interno dell’abitazione, nell’arco di 10 – 15 metri.
Il loro funzionamento può avvenire:
• a infrarossi
• a microonde.

I sensori a infrarossi registrano la presenza di un ladro rilevando la variazione di temperatura determinata in ambiente dalla presenza del suo corpo.

I sensori a microonde permettono invece di rilevarne la presenza registrandone i movimenti.

La protezione perimetrale può essere attivata anche quando gli abitanti della casa sono presenti, ad esempio di notte mentre dormono, o a protezione di una sola porzione dell’alloggio; quella volumetrica invece non può essere attivata con gli abitanti presenti.
Il sistema ideale è quindi quello che combina le due funzioni.

Principali tipologie di impianto antifurto

Una prima distinzione può essere fatta tra le seguenti tre tipologie di impianto antifurto:
• cablato o filare
• wireless (senza fili)
• misto.

L’impianto filare prevede la connessione tra le varie parti effettuata mediante cavi elettrici alimentati da un circuito a bassa tensione, passanti in tracce ricavate nelle pareti.

Per questo motivo, è una tipologia consigliata in caso di costruzione o ristrutturazione. In realtà, è possibile anche far passare i fili in apposite canaline in plastica all’esterno delle pareti ma, naturalmente, tale soluzione si rivela, soprattutto in ambito residenziale, piuttosto antiestetica.

Questa tipologia è però piuttosto sicura perché per manometterla è necessario tagliare i fili, facendo così scattare l’allarme.

Nell’impianto wireless, invece, le varie parti sono collegate tra loro senza fili e dialogano via radio tramite onde elettromagnetiche.

In tal caso, quindi, per l’installazione non è necessaria alcuna opera muraria. Un altro vantaggio dell’impianto wireless è quello di poterlo spostare e trasportare nella nuova casa in caso di trasloco.

Un difetto da sempre attribuito a questo tipo di impianto è invece quello di essere soggetto a frequenti interferenze, visto che funziona tramite onde radio.
In realtà, ciò è vero solo per gli impianti obsoleti e di bassa qualità; per quelli più recenti il rischio interferenze è praticamente nullo.

Negli impianti misti, infine, alcune parti sono collegate tra loro via cavo e altre tramite onde radio, quindi il sistema consente di limitare gli interventi murari necessari.
Di solito, la parte filare è rappresentata dalla centralina, alimentata dalla corrente elettrica, mentre i sensori dialogano tra loro mediante onde radio.

Un impianto esistente può essere ampliato nel tempo con l’aggiunta di altre componenti: la normale conseguenza è spesso proprio la creazione di un impianto misto, a cui vengono aggiunte parti wireless.

Altre tipologie di impianto antifurto

Negli ultimi anni si stanno molto diffondendo gli impianti antifurto di tipo GSM. Possedere un sistema di allarme e non sapere quando scatta, se non attraverso le comunicazioni dei vicini, può essere infatti del tutto inutile.

Un impianto di questo tipo è dotato di un combinatore telefonico che fa scattare una chiamata presso uno o più numeri selezionati, come quello del vostro smartphone, nel momento in cui è registrata l’intrusione.

Esistono infine gli impianti antifurto di tipo integrato che combinano sistemi di sicurezza attiva e passiva.
In questo caso, i sensori sono posizionati in punti strategici come la serratura della porta, aumentandone la sicurezza.

Norme per l’impianto antifurto

L’installazione dell’antifurto deve essere effettuata seguendo la normativa CEI 79-3 che ne descrive tutte le fasi, dalla progettazione, al collaudo, alla manutenzione.

Al termine del lavoro, l’installatore deve rilasciare due importanti documenti:
• la certificazione di conformità dovuta per tutti gli impianti elettrici
• il marchio di qualità IMQ che certifica l’eccellenza del prodotto utilizzato.

Quest’ultima certificazione può essere utile anche per ottenere uno sconto sulle polizze casa.

Come installare l’impianto antifurto

Un impianto di allarme può essere installato anche in fai da te. Tuttavia, affidarsi a installatori professionisti presenta diversi vantaggi, perché questi:
• individuano i punti migliori dove sistemare i sensori
• impostano la centralina nel modo corretto
• effettuano i collaudi per verificare il corretto funzionamento del sistema.

La posizione ideale in cui collocare la centralina di un impianto di allarme è quella equidistante da tutti i sensori.
È meglio metterla lontana dalle finestre, altrimenti si corre il rischio che l’intruso possa facilmente disattivarla una volta entrato.
Gli installatori professionisti preferiscono in genere posizionarla subito dopo la porta d’ingresso, in modo da poterla facilmente attivare e disattivare quando si esce o si entra in casa.

Come scegliere l’impianto antifurto

L’installatore vi consiglierà il sistema di allarme più adatto per la vostra casa. Non esiste infatti un antifurto migliore in assoluto, ma bisogna scegliere quello migliore per le caratteristiche di ogni determinata abitazione.

Per scegliere il sistema di sicurezza, bisogna valutare alcuni aspetti della casa, come gli eventuali punti di accesso:
• porte d’ingresso
• finestre e porte finestre
• terrazze e balconi
• scale
• cantine e garage.

Dovete poi considerare la posizione della casa: un alloggio a piano terra, facilmente accessibile dalla strada, è sicuramente più vulnerabile ma anche un appartamento a piano alto potrebbe esserlo, se dotato di balcone o terrazzo di facile accesso.

Quanto costa un impianto antifurto?

Il costo di un impianto antifurto dipende da vari fattori:
• la tipologia scelta
• il grado di protezione offerto
• la metratura della casa da proteggere.

Ai costi dell’impianto bisogna poi aggiungere quelli per la manodopera che, nel caso di impianto wireless è costituita unicamente dall’elettricista, mentre nel caso dell’impianto filare richiede l’intervento di altri operai per i lavori di muratura.

La spesa può essere quindi consistente, ma ricordate che l’acquisto e l’installazione di un impianto antifurto rientrano tra gli interventi agevolabili con la detrazione 50% se eseguiti su edifici esistenti.




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