Come recuperare acqua piovana

Poter riutilizzare acqua piovana rappresenta un evidente beneficio visto che in questo modo si evita lo spreco di quella potabile. Vediamo come recuperarla.

Acqua piovana ©

Acqua piovana ©

Acqua piovana: come riutilizzarla

Secondo alcune statistiche, circa la metà dell’acqua potabile immessa nelle reti idriche viene impiegata per usi diversi da quelli legati al bere, all’igiene personale e alla preparazione dei cibi.

Poter riutilizzare acqua piovana rappresenta quindi un evidente beneficio, visto che in questo modo si evita lo spreco di quella potabile, ma non è da trascurare nemmeno il notevole risparmio in bolletta che si può ottenere utilizzando l’acqua recuperata dalle piogge.

L’acqua piovana può essere impiegata per usi esterni, come per:
• irrigare prati, orti e giardini
• lavare aree pavimentate, come strade, cortili e parcheggi
• lavare le automobili
• alimentare vasche antincendio.

In casa, invece, l’acqua piovana può essere usata per:
• alimentare la cassetta di risciacquo del WC
• alimentare le lavatrici
• fare le pulizie domestiche.

L’acqua piovana per certi versi è preferibile a quella potabile: non contiene calcare ed è poverissima di sali minerali, per cui può essere tranquillamente utilizzata per elettrodomestici e sciacquoni senza danneggiarli, per innaffiare il proprio giardino senza nuocere alle piante o per fare le pulizie domestiche senza alcuna controindicazione.

Naturalmente, per poter essere riutilizzate, le acque piovane devono essere opportunamente trattate e il loro impiego va limitato in specifici campi.

Acqua piovana: impianti per il recupero e il riutilizzo

Per riciclare l’acqua piovana è necessario installare un impianto per il recupero, lo stoccaggio e la filtrazione.

La progettazione di un impianto simile richiede una corretta stima della quantità di acqua che si è in grado di raccogliere, in base alla superficie a disposizione, per poi poter determinare in maniera precisa il volume necessario a poterla immagazzinare.

Per legge inoltre la rete di canalizzazione delle acque meteoriche deve essere completamente indipendente da quella di distribuzione dell’acqua potabile, per cui devono esserci due canalizzazioni distinte.

Un impianto di recupero dell’acqua piovana è costituito da:
• una rete di raccolta, adduzione e distribuzione della pioggia
• un sistema di trattamento
• un serbatoio di accumulo con scarico di troppo pieno
• un sistema di pompaggio per poterla riutilizzare.

La pioggia defluisce quindi dai canali di gronda ai pluviali e viene convogliata verso i filtri, quindi passa pulita attraverso le tubazioni e finisce nel serbatoio di raccolta.

I sistemi di raccolta, detti rainwater harvesting, utilizzano in genere superfici non contaminate, come quelle di tetti e terrazzi. Oltre alla superficie di raccolta essi comprendono converse, canali di gronda, bocchettoni, pluviali, pozzetti di drenaggio, caditoie, tubazioni di raccordo.

I serbatoi di accumulo possono essere di varie dimensioni, infatti vengono scelti in base a fattori come la piovosità annua, il tipo di installazione (interrata o fuori terra), il numero e la tipologia di utenze da servire.

Accessori dell’impianto

Per poter utilizzare l’acqua raccolta è necessario disporre di una pompa elettrica, ne esistono anche fotovoltaiche, o si può sfruttare la naturale pendenza delle tubazioni.
I punti di prelievo devono comunque recare la dicitura Acqua non potabile.

È importante ricordare che, nel caso in cui si presentino periodi di siccità, l’impianto deve essere dotato di una centralina che rifornisca temporaneamente il serbatoio di stoccaggio con acqua potabile, in modo da evitare la formazione di cattivi odori dovuti al ristagno di acqua sul fondo.

Acqua piovana: sistemi di filtrazione per il recupero

In ogni caso, l’acqua piovana per poter essere riutilizzata in ambito domestico dovrà essere opportunamente trattata.

Il tipo di trattamento più semplice e diffuso è costituito dalla filtrazione. Mediante un filtro infatti si trattengono detriti solidi o altri materiali in sospensione che potrebbero contaminare l’acqua o intasare le tubazioni e i sistemi di pompaggio.

In commercio esistono vari sistemi di filtrazione, più o meno elaborati, con differenti modalità di installazione a monte del serbatoio di accumulo. Possono essere infatti posizionati:
• sui pluviali
• fuori terra
• interrati
• integrati al serbatoio.

Questi sistemi presentano un ottimo impatto ambientale, spese di investimento contenute e costi energetici praticamente nulli.
La manutenzione risulta semplice e richiede uno svuotamento periodico con autospurgo – autobotte e il taglio annuale delle essenze vegetali.
L’unico svantaggio è la superficie d’ingombro abbastanza ampia di cui necessitano.

Tipologie di filtro

Il filtro nel pluviale è di solito costituito da una griglia metallica molto fitta, con fori di diametro inferiore anche ai 2 decimi di millimetro, con forma a tronco di cono, in grado di trattenere vari tipi di residui come muschi, licheni, foglie, sabbie, polveri, ecc..
Con questo sistema l’acqua che passa attraverso il filtro viene deviata lungo i pluviali e poi nei serbatoi di accumulo, di solito posti al loro piede, mentre le particelle trattenute sono convogliate verso il sistema di smaltimento.

Il filtro centrifugo è invece in genere interrato e accessibile attraverso un’apertura superiore dotata di coperchio.
Il suo funzionamento sfrutta il principio della velocità d’ingresso dell’acqua immessa tangenzialmente e i detriti vengono filtrati da una maglia anche questa molto sottile.

In alcune zone le acque piovane possono richiedere un trattamento più spinto perché magari è presente un forte inquinamento atmosferico. In questi casi, si può ricorrere a sistemi più elaborati come quelli vegetati, che utilizzano elementi naturali.
Con questa soluzione è possibile attuare il recupero di tutta l’acqua piovana, quindi non sono previsti scarichi in fognatura.

Il sistema prevede infatti la percolazione della pioggia, a gravità o con sistema di pompaggio, attraverso un sistema drenante costituito da vasche riempite con inerti di varia granulometria, come sabbia e ghiaia, e piantumato con essenze vegetali.

Il sistema, a seconda delle dimensioni, può essere realizzato con una o con più vasche, e può essere interrato o fuori terra.
I materiali e le vasche, così come le essenze vegetali, hanno anche un elevato valore come elementi decorativi.

Acqua piovana: sistemi per il recupero fai da te

Naturalmente se le vostre esigenze idriche sono limitate alla necessità di irrigazione del giardino, non occorre dotarsi di un vero e proprio impianto di recupero dell’acqua piovana, ma bastano dei semplici accorgimenti fai da te.

Potete quindi collocare delle cisterne in corrispondenza dei pluviali per convogliarvi l’acqua piovana. Poi, per poterla utilizzare, dovrete inserire una pompa a immersione legata a un tubo di mandata e a una lancia per l’innaffiatura.
In alternativa, esistono in commercio anche serbatoi dotati di rubinetti che facilitano il prelievo dell’acqua.

E voi, che metodo utilizzate per recuperare l’acqua piovana e per cosa la usate? Scrivetemelo, lasciando una risposta nei commenti.




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