Decreto Crescita approvato: previste nuove misure per l’edilizia

Il Decreto Crescita approvato in Consiglio dei Ministri introduce alcune semplificazioni per il rilancio dell’edilizia ma suscita anche qualche perplessità.

Decreto crescita e misure per l'edilizia (photo credit pixabay.com)

Decreto crescita e misure per l’edilizia (photo credit pixabay.com)

Cosa prevede per l’edilizia il Decreto Crescita

Il Decreto Crescita (Misure urgenti per la crescita economica) è stato varato ieri in Consiglio dei Ministri.
Il testo è stato però approvato con la formula salvo intese, vale a dire che potrà ancora subire modifiche.

Scopo del decreto è quello di rilanciare l’economia del Paese, attraverso una serie di misure rivolte al sostegno delle imprese, del lavoro e delle attività produttive.

Tra queste, alcune riguardano in particolare il settore dell’edilizia, come:
• l’introduzione di alcune deroghe per le distanze tra i fabbricati
• semplificazioni per i lavori sugli immobili vincolati come beni culturali
• bonus per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico
• estensione del sismabonus per acquisto di case antisismiche
• premi volumetrici per gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Ma analizziamo più in dettaglio queste misure.

Decreto Crescita e deroghe ai minimi fissati dal DM 1444/1968

Il Decreto Ministeriale 1444 del 1968 introdusse i cosiddetti minimi inderogabili di densità edilizia, altezza e distanza tra gli edifici.
Si tratta di valori come la distanza minima di 10 metri prescritta tra le pareti finestrate degli edifici.

Le misure sono minimi nel senso che gli strumenti urbanistici dei singoli Comuni possono stabilire limiti più severi, ma non inferiori.

Queste limitazioni rappresentano un ostacolo per gli interventi nei centri storici delle città, dove è difficile se non impossibile rispettare determinate distanze o altezze quando si realizzano interventi di demolizione e ricostruzione.

Ebbene, grazie al Decreto Crescita tali minimi rimarranno in vigore solo nelle zone omogenee C delle città. Le zone C sono le cosiddette aree di espansione, quelle individuate dai piani regolatori come destinazione dei nuovi insediamenti e che quindi risultano completamente inedificate o poco edificate.

In questo modo, non essendoci più limitazioni nei centri storici, dovrebbe essere più semplice realizzare interventi di riqualificazione di queste aree spesso degradate.

Decreto Crescita e lavori edilizi sui beni culturali

L’articolo 22 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio fissa in 120 giorni il termine entro cui la Soprintendenza deve rilasciare l’autorizzazione necessaria per eseguire lavori edilizi sugli immobili vincolati.
Tuttavia, se l’ente non risponde entro i termini fissati, non è previsto alcun silenzio assenso.

Il Decreto Crescita stabilisce che, per i lavori di edilizia privata compiuti sui beni culturali negli anni 2019 e 2020, nel caso in cui la Soprintendenza non rilasci il previsto nulla osta entro 90 giorni, scatti il silenzio assenso e la richiesta si intenda quindi approvata.

Il decreto introduce quindi una doppia deroga: una alle tempistiche della procedura e un’altra rappresentata dal silenzio assenso.

L’unica tutela che emerge dalla bozza del decreto è che continueranno a essere applicati i commi 2 e 3 dell’articolo 22, che prevedono la sospensione dei termini del procedimento qualora la Soprintendenza chieda chiarimenti e integrazioni.

Decreto Crescita per Ecobonus e Sismabonus

Il Decreto Crescita introduce una nuova modalità per usufruire di Ecobonus e Sismabonus.

In aggiunta alle tradizionali detrazioni fiscali e al meccanismo di cessione del credito di recente introdotto, si offre infatti la possibilità a chi realizza i lavori di ricevere dal costruttore un contributo, come sconto sull’importo da pagare per i lavori.

L’impresa potrà recuperare la somma scontata sottoforma di credito di imposta, in dieci quote annuali di pari importo.

Il problema è che la maggior parte delle imprese non possiede la capienza fiscale sufficiente ad assorbire il credito fiscale che dovrà affrontare. Per questo motivo, gli esperti del settore ritengono che a beneficiare del meccanismo potrebbero essere soltanto pochissimi soggetti.

Decreto Crescita e Sismabonus per acquisto di case antisismiche

Il Decreto Crescita estende il bonus previsto per l’acquisto di case antisismiche dalle zone 2 e 3 anche alla zona 1.

Il bonus concede a chi acquista case demolite e ricostruite da imprese di costruzione, una detrazione fiscale pari al:
75% del prezzo, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore
85% del prezzo, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a due classi di rischio inferiori.

Decreto Crescita e premi volumetrici per la valorizzazione edilizia

Un altro beneficio fiscale è previsto dal decreto per le imprese di costruzione che acquistino immobili esistenti per ristrutturarli, attraverso interventi di demolizione e ricostruzione, e li rivendano entro i successivi 10 anni.
Gli interventi possono prevedere anche ampliamenti volumetrici.

L’agevolazione fiscale consiste in uno sconto sulle imposte di registro, ipotecaria e catastale, che vengono fissate in un importo una tantum di 200 euro ciascuna.

Conclusioni

Le misure contenute nel Decreto Crescita e rivolte all’edilizia mirano a:
• rilanciare il settore delle costruzioni
• semplificare le procedure amministrative per i cittadini
• riqualificare i centri storici delle città.

Ma gli obiettivi saranno raggiunti? Potremo saperlo soltanto quando si conosceranno gli aspetti applicativi del decreto che, come già detto, è suscettibile di modifiche in quanto approvato salvo intese.

Non c’è dubbio però che il testo solleva qualche dubbio. L’eliminazione di alcuni paletti per le opere edilizie potrebbe portare alla realizzazione di interventi indiscriminati e non regolamentati nei centri storici.

Per semplificare gli adempimenti burocratici e velocizzare i tempi, si introducono deroghe al Codice dei beni culturali che potrebbero causare danni irreparabili al nostro patrimonio storico. Non sarebbe più semplice assumere altro personale per evitare che le pratiche si trascinino per tempi biblici?

I premi volumetrici per i costruttori che acquistano per poi rivendere gli immobili ricostruiti non sono stati ben definiti. Non c’è il rischio che provochino un ulteriore aumento del consumo di suolo, la cui riduzione sarebbe invece uno dei temi cardine del programma di Governo?

E voi, cosa ne pensate? Scrivetemelo, anche sulle mie pagine Facebook e Twitter.




Facebooktwitterpinterestlinkedin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *