Classificazione del rischio sismico degli edifici

Per rischio sismico di un fabbricato si intende la misura matematico – ingegneristica di un eventuale danno conseguente al verificarsi di un evento sismico. Classificazione del rischio sismico degli edifici©…
Classificazione del rischio sismico degli edifici©

Per rischio sismico di un fabbricato si intende la misura matematico – ingegneristica di un eventuale danno conseguente al verificarsi di un evento sismico.

Classificazione del rischio sismico degli edifici©
Classificazione del rischio sismico degli edifici©

Cos’è il rischio sismico di un edificio?

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha di recente pubblicato le Linee Guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni.

Conoscere la classe di rischio sismico è fondamentale per poter conseguire il cosiddetto sismabonus, la maxi detrazione fiscale con la quale sono premiati gli interventi di adeguamento antisismico che determinano il passaggio a una o due classi migliori.

Il rischio sismico di un fabbricato è la misura matematico – ingegneristica dell’eventuale danno conseguente al verificarsi di un evento sismico.
Tale misura si ottiene dall’interazione di 3 fattori:
• pericolosità
• vulnerabilità
• esposizione
secondo la seguente relazione:

rischio = pericolosità x vulnerabilità x esposizione.

Dove:
• la pericolosità è la probabilità che si verifichi un terremoto ed è legata alla zona sismica in cui si trova l’edificio
• la vulnerabilità consiste nella valutazione delle conseguenze del terremoto ed è legata alla capacità dell’edificio di resistere al sisma
• l’esposizione è la valutazione socio – economica delle conseguenze ed è legata al contesto sociale.

In base al rischio sismico, un edificio può essere catalogato in una di queste 8 classi, indicate con lettere dell’alfabeto:
• classe A+ (minor rischio)
• classe A
• classe B
• classe C
• classe D
• classe E
• classe F
• classe G (maggior rischio).

Ogni fabbricato, quindi, potrà essere dotato di un certificato di classificazione sismica, simile all’etichetta energetica con la quale gli edifici vengono classificati dal punto di vista dei consumi.

Come si determina la classe di rischio sismico

Per determinare la classe di rischio sismico di un edificio si possono utilizzare due metodi di calcolo:
• il metodo convenzionale
• il metodo semplificato.

Per differenziare l’attribuzione di classe effettuata con i due sistemi, per il metodo semplificato si pone un asterisco accanto alla lettera (A*, B*, C*, ecc.).

Metodo semplificato

Il metodo semplificato si può utilizzare solo per gli edifici in muratura, per effettuare una valutazione preliminare indicativa e per l’esecuzione di interventi di rafforzamento locale. Consente il salto di una sola classe di rischio.

La classe di rischio viene calcolata prendendo a riferimento la Scala Macrosismica Europea (EMS), che individua 6 classi di vulnerabilità crescente comprese da V1 a V6.
Mediante una tabella contenuta nelle Linee Guida, si effettua il raffronto tra la classe di vulnerabilità e una corrispondente classe di rischio sismico.

La classe di vulnerabilità, messa in relazione con la pericolosità del sito in cui è ubicato l’edificio, corrisponde infatti a una certa classe di rischio.
Per semplicità di calcolo, la pericolosità del sito è fatta corrispondere con la zona sismica di appartenenza.

Metodo convenzionale

Il metodo convenzionale si può invece usare con qualsiasi tipologia di edificio. Si basa sui sistemi di analisi previsti dalle vigenti Norme Tecniche per le Costruzioni e determina la classe di rischio sia nello stato di fatto dell’edificio sia in uno stato conseguente l’intervento progettato.

Per attribuire la classe di rischio con il metodo convenzionale si fa riferimento a due parametri:
• la Perdita Annuale Media attesa (PAM), ovvero il costo di riparazione dei danni prodotti dagli eventi sismici che si manifesteranno nel corso della vita della costruzione, ripartito annualmente ed espresso come percentuale del costo di ricostruzione
• l’indice di sicurezza (IS-V) della struttura, definito come il rapporto tra l’accelerazione di picco al suolo (PGA, Peak Ground Acceleration) che determina il raggiungimento dello Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV), e la PGA che la norma indica, per il sito in cui la costruzione si trova e per lo stesso stato limite, come riferimento per la progettazione di un nuovo edificio.

La classe si calcola utilizzando entrambi i parametri e poi si associa all’edificio quella corrispondente a un rischio maggiore.

Quali tecnici possono effettuare la classificazione del rischio sismico di un edificio?

Nella prima stesura delle Linee Guida, all’art. 3, il testo indicava le figure professionali ammesse a procedere alla determinazione della classe di rischio di un edificio.

I professionisti inizialmente indicati erano unicamente ingegneri e architetti in possesso delle rispettive lauree e iscritti agli ordini di appartenenza.

Dopo la pubblicazione di un correttivo al decreto, la diagnosi sismica è stata poi estesa anche a geometri e periti edili.
Ora, infatti, il testo non fa più riferimento a uno specifico titolo di studio, ma parla genericamente di professionisti incaricati (…) secondo le rispettive competenze professionali e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

Come si attesta la classe di rischio sismico di un edificio?

Riassumendo, per poter ottenere il sismabonus dovete per prima cosa rivolgervi a un tecnico abilitato per commissionargli la diagnosi sismica e la classificazione del rischio del fabbricato.

Il professionista deve determinare:
• la classe di rischio dell’edificio prima dell’intervento
• la classe di rischio dell’edificio conseguibile con la realizzazione dell’intervento.

I risultati devono essere asseverati utilizzando il modulo predisposto e allegato alle linee guida (allegato B).

L’asseverazione va acclusa alla SCIA da presentare in Comune per poter realizzare gli interventi di riduzione del rischio sismico.
Conservatene sempre una copia, da esibire in caso di eventuali controlli per le detrazioni IRPEF.

Al termine dei lavori, il direttore dei lavori e il collaudatore devono attestare la conformità dell’opera realizzata al progetto presentato.




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