Sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus

La legge Crescita in vigore dal 30 giugno 2019 ha introdotto la possibilità di sostituire la detrazione per Ecobonus e Sismabonus con uno sconto sui lavori.

Sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus©

Sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus©

Sconto sui lavori introdotto dal Decreto Crescita

Il Decreto Crescita è stato convertito in legge n. 58/2019 ed è in vigore dallo scorso 30 giugno. L’art. 10 ha introdotto la possibilità, per i soggetti aventi diritto alla detrazione per Ecobonus e Sismabonus, di sostituirla con uno sconto praticato dall’impresa esecutrice.

Questa opportunità ha l’obiettivo di dare un nuovo impulso ai lavori per riqualificazione energetica o adeguamento sismico, soprattutto in condominio. Si presenta infatti di più semplice applicazione rispetto alla cessione del credito.

Ma proprio facendo riferimento alla cessione del credito, qual è la differenza con questo nuovo sconto, visto che, in entrambi i casi, al posto di una detrazione sulle tasse da ammortizzare in anni, i cittadini possono godere di uno sconto immediato al momento di pagare i lavori?

Andiamo per ordine e vediamo innanzitutto in cosa consiste questa nuova agevolazione.

In cosa consiste lo sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus?

Lo sconto sui lavori che danno diritto alla detrazione per Ecobonus e Sismabonus è stato introdotto per semplificare le procedure rispetto alla cessione del credito.

L’agevolazione è infatti fruibile in maniera semplice e immediata da chi commissiona i lavori. Il contribuente avente diritto alle detrazioni può optare per un contributo di valore equivalente, erogato sottoforma di sconto da parte di chi effettua i lavori.

Da parte sua l’impresa potrà poi recuperare questa somma sottoforma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione in 5 rate annuali, senza applicazione dei limiti di compensabilità.

Ma facciamo un esempio per esprimere meglio il concetto.
Supponiamo che abbiate realizzato un intervento di riqualificazione energetica del costo di 20.000 euro per il quale potete usufruire di una aliquota del 65%.
Normalmente, avreste diritto a una detrazione IRPEF di 13.000 euro (65% di 20.000) da recuperare in 10 anni in rate di pari importo, quindi 1.300 euro l’anno.
Ebbene, optando per lo sconto sui lavori potrete invece pagare all’impresa soltanto 7.000 euro, usufruendo in questo modo di un vantaggio economico immediato.

Si tratta di una forma di agevolazione molto semplice e già adottata per l’erogazione di altri tipi di bonus, come quello previsto per l’acquisto di auto meno inquinanti.
In questo caso però l’importo della somma risparmiata può risultare di entità molto superiore.

Differenza tra lo sconto sui lavori e cessione del credito

Ci siamo chiesti all’inizio dell’articolo quale sia la differenza tra questo tipo di sconto e la cessione del credito.
Anche questa infatti consiste in uno sconto sull’importo da pagare per i lavori che il contribuente può godere nell’immediato e per intero anziché in rate come detrazione sulle tasse da pagare.

Del resto, entrambi i meccanismi risultano utili ai contribuenti incapienti, cioè quelli che pagano poco o nulla di IRPEF e quindi non avrebbero convenienza nel ricorrere alle detrazioni.

Una prima differenza sostanziale è che le imprese non sono obbligate a praticare lo sconto, ma libere di concederlo o meno. Quindi, chi commissiona un lavoro dovrà informarsi sulla disponibilità in tal senso dell’impresa esecutrice.

Un altro aspetto molto importante da sottolineare è che con la cessione del credito occorre pagare interamente la somma dovuta, prima di poter usufruire del rimborso.
Questo aspetto annulla uno dei motivi per cui il meccanismo della cessione era stato introdotto, ovvero la difficoltà di alcuni soggetti ad anticipare le somme richieste per i lavori.
Con lo sconto sui lavori, invece, alla ditta va versato unicamente l’importo dovuto al netto dello sconto.

Il fornitore che applica lo sconto ha facoltà di cedere a sua volta il credito a un altro soggetto, senza possibilità di ulteriori cessioni da parte di quest’ultimo. La cessione non è però possibile nei confronti di banche e intermediari finanziari.

Infine, con lo sconto il fornitore può utilizzare il credito portandolo in compensazione in 5 anni. Con il vecchio sistema, invece, la durata della compensazione variava in funzione del tipo di detrazione (quindi per l’Ecobonus era di 10 anni).

Entrata in vigore dello sconto sui lavori

Pur essendo già in vigore la legge Crescita, le nuove regole per lo sconto sui lavori saranno definite solo con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate. Tale documento dovrà essere pubblicato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore, ossia il 30 luglio.

Vista la convenienza del meccanismo, è però probabile che molti amministratori di condominio incomincino già a sondare il mercato per verificare la disponibilità delle imprese a praticarlo.
L’agevolazione risulta utile infatti soprattutto nei contesti condominiali, dove la riduzione delle spese da pagare dovrebbe comportare un minor rischio di insolvenza e morosità.

Del resto già alcune ditte hanno incominciato a fare pubblicità all’agevolazione, un po’ come accade per i negozi di arredamento o i rivenditori di beni oggetto di detrazione, che pubblicizzano il bonus proprio per invogliare all’acquisto.

Criticità dello sconto sui lavori

Da quanto detto appare evidente che le effettive potenzialità e i vantaggi offerti da questo nuovo sconto possano essere davvero interessanti.

Ma, come sempre, occorre passare dalle parole ai fatti, dalla teoria alla messa in pratica, per comprenderne la reale portata.

Nel modo in cui è stato concepito l’incentivo, sembra non poter essere rivolto a quelle piccole – medie imprese sui 15 dipendenti, che si avvalgono anche della collaborazione con artigiani. Proprio quelle imprese edili insomma per il cui rilancio è stato creato il sistema delle detrazioni fiscali in edilizia.

Queste aziende hanno un fatturato tale da non riuscire a coprire con le compensazioni su IRPEF e altre tasse dovute lo sconto praticato a tutti i possibili clienti.
Il rischio è che il mercato si concentri esclusivamente nelle mani di poche imprese dall’elevata capienza fiscale che effettivamente possono trarre vantaggio dal sistema.

Il risultato sarà una concorrenza sleale. È infatti di questi giorni la notizia che la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) ha avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea e all’Antitrust per accertare l’illegittimità dell’art. 10 del Decreto Crescita, per violazione della concorrenza.

In condominio sorge poi un altro problema. Nessuna norma rende obbligatorio il ricorso allo sconto. I condòmini restano pertanto liberi di scegliere tra lo sconto e la detrazione, così come avveniva con la cessione del credito.
Di conseguenza, la gestione della contabilità di lavori che interessino una pluralità di soggetti, come quelli di una compagine condominiale, risulterà particolarmente complicata.

Conclusioni

Alla luce delle criticità illustrate è auspicabile che ci siano provvedimenti correttivi per rendere il bonus più appetibile sia per i contribuenti sia per le piccole e medie imprese che lavorano nel settore edile e impiantistico.

Per restare aggiornati, quindi, continuate a seguire le mie pagine Facebook e Twitter.

(Prima pubblicazione 6 maggio 2019)





Facebooktwitterpinterestlinkedin

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *