Torna lo sconto in fattura per tutti i lavori in casa

L’art. 121 del Decreto Rilancio riporta in auge lo sconto in fattura ma questa volta per tutti i lavori in casa che possono usufruire di detrazioni fiscali.

Sconto in fattura  ©

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Sconto in fattura: una storia travagliata

Il Decreto Crescita convertito in legge n. 58/2019 e in vigore dal 30 giugno 2019, ha introdotto con l’art. 10 la possibilità, per i soggetti aventi diritto alla detrazione per Ecobonus e Sismabonus, di sostituirla con uno sconto in fattura praticato dall’impresa esecutrice.

Lo sconto ha avuto però vita travagliata perchè, dopo tante polemiche, è stato cancellato con un emendamento alla Legge di Bilancio 2020 della Commissione Bilancio del Senato.

Un secondo emendamento ha poi introdotto un’eccezione: lo sconto è rimasto in vigore per gli interventi di ristrutturazione importante di primo livello sulle parti comuni degli edifici condominiali di importo superiore a 200mila euro.

Per lavori di tale entità è molto importante la sicurezza dei lavoratori e dei condòmini. A tal proposito vi consiglio il mio e-book Sicurezza sul lavoro nei cantieri condominiali.

Lo sconto aveva l’obiettivo di dare un nuovo impulso ai lavori per riqualificazione energetica o adeguamento sismico, soprattutto in condominio. Nelle intenzioni del legislatore, si presentava infatti di più semplice applicazione rispetto alla cessione del credito.

A sorpresa, nell’articolo 121 del Decreto Rilancio, lo sconto in fattura è stato reintrodotto, insieme con la cessione del credito, non solo come annunciato per i lavori che danno diritto al Superbonus, ma anche per tutti gli altri lavori incentivabili.

Non dimentichiamo, però, che il decreto deve essere convertito in legge entro 60 giorni dalla sua pubblicazione e già in questi giorni è oggetto di diversi emendamenti, per cui le cose potrebbero ancora cambiare.

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In cosa consiste lo sconto in fattura?

Lo sconto in fattura sui lavori che danno diritto alle detrazioni fiscali è stato introdotto per semplificare le procedure rispetto alla cessione del credito.

L’agevolazione è infatti fruibile in maniera semplice e immediata da chi commissiona i lavori. Il contribuente avente diritto alle detrazioni può optare per un contributo di valore equivalente, erogato sottoforma di sconto da parte di chi esegue l’intervento o fornisce un bene.

Da parte sua l’impresa può poi recuperare questa somma sottoforma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione in 5 rate annuali, senza applicazione dei limiti di compensabilità.
In alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori di beni e servizi, a banche e a intermediari finanziari, che a loro volta potranno cederlo senza limiti.

Ma facciamo un esempio per esprimere meglio il concetto.
Supponiamo che abbiate realizzato un intervento di riqualificazione energetica del costo di 20.000 euro per il quale potete usufruire del superbonus del 110%.
Normalmente, avreste diritto a una detrazione IRPEF di 22.000 euro (110% di 20.000) da recuperare in 5 anni in rate di pari importo, quindi 4.400 euro l’anno.
Ebbene, optando invece per lo sconto in fattura non dovrete pagare nulla all’impresa, usufruendo in questo modo di un vantaggio economico immediato.

Si tratta di una forma di agevolazione molto semplice e già adottata per l’erogazione di altri tipi di bonus, come quello previsto per l’acquisto di auto meno inquinanti.
In questo caso però l’importo della somma risparmiata può risultare di entità molto superiore.

Differenza tra lo sconto in fattura e la cessione del credito

Ma qual è la differenza tra questo tipo di sconto e la cessione del credito?
Anche questa infatti consiste in uno sconto sull’importo da pagare per i lavori, che il contribuente può godere nell’immediato e per intero anziché in rate come detrazione sulle tasse da pagare.

Del resto, entrambi i meccanismi risultano utili in particolare ai soggetti incapienti, cioè quelli che pagano poco o nulla di IRPEF e quindi non hanno convenienza nel ricorrere alle detrazioni. Il Decreto Rilancio ha però esteso l’agevolazione a tutti i contribuenti.

Una prima differenza sostanziale è che le imprese non sono obbligate a praticare lo sconto, ma libere di concederlo o meno. Quindi, chi commissiona un lavoro deve per prima cosa informarsi sulla disponibilità in tal senso dell’impresa esecutrice.

Con la cessione del credito, invece, il credito può essere ceduto anche a un soggetto terzo rispetto all’impresa che riceverebbe in ogni caso il pagamento del corrispettivo dovuto.

Infine, con lo sconto il fornitore può utilizzare il credito portandolo in compensazione in 5 anni. Con la cessione, invece, la durata della compensazione varia in funzione del tipo di detrazione (quindi in alcuni casi è di 10 anni).

Come si richiede lo sconto in fattura

Dopo l’entrata in vigore della Legge Crescita, le regole per lo sconto in fattura alternativo alle detrazioni sono state definite con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 31 luglio 2019.

In attesa delle nuove delucidazioni del Fisco, vediamo allora cosa deve fare chi intende usufruire dello sconto immediato al posto della detrazione fiscale.

Per prima cosa, deve essere d’accordo con l’impresa o con il venditore, perché non esiste alcun obbligo di praticare lo sconto.

In caso positivo, la ditta devea emettere una fattura comprensiva dell’intero importo, ma con l’indicazione dello sconto. Il cliente deve quindi pagare solo l’importo scontato, sempre utilizzando il bonifico parlante.

Ma facciamo un esempio. Supponiamo che tu voglia usufruire dell’ecobonus 50% per la sostituzione della caldaia con un modello a condensazione di classe A.

L’intervento di fornitura e installazione ti costa 2.000 euro più IVA al 10%, per un totale di 2.200 euro. Lo sconto è dunque di 1.100 euro.
La ditta deve quindi presentarti una fattura dell’intero importo (2.200 euro), ma tu devi pagarne con bonifico parlante solo 1.100.

Per consentire però al fornitore di recuperare il credito dovrai presentare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio del prossimo anno.
Quindi, non dimenticare questo adempimento.

Come fare questa comunicazione? Ebbene, è possibile farla dalle aree dedicate del sito dell’Agenzia oppure utilizzando questo modello dove occorre selezionare la propria scelta tra cessione del credito e contributo sotto forma di sconto.

Il modulo può essere consegnato presso uno degli uffici dell’Agenzia oppure inviato tramite posta elettronica certificata insieme alla copia di un documento di identità.

A partire dal giorno 10 del mese successivo alla presentazione della comunicazione da parte del cliente, la ditta che ha praticato lo sconto può recuperarlo come credito d’imposta compensabile tramite modello F24.
In alternativa, può cedere il credito ad altri soggetti.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato nella risoluzione 96/E/2019 i codici tributo da inserire nella comunicaizone:
6908, Ecobonus – Recupero dello sconto praticato dal fornitore
6909, Sismabonus – Recupero dello sconto praticato dal fornitore.
Il prossimo anno saranno sicuramente comunicati gli altri codici.

Perchè era stato cancellato lo sconto in fattura

Da quanto detto appare evidente che le effettive potenzialità e i vantaggi offerti da questo sconto possono essere davvero interessanti.
Ma, come sempre, occorre passare dalle parole ai fatti, dalla teoria alla messa in pratica, per comprenderne la reale portata.

Nel modo in cui era stato concepito l’incentivo, non poteva essere applicato da quelle piccole – medie imprese sui 15 dipendenti, che si avvalgono anche della collaborazione con artigiani. Proprio quelle imprese edili insomma per il cui rilancio è stato creato il sistema delle detrazioni fiscali in edilizia.

Queste aziende hanno un fatturato tale da non riuscire a coprire con le compensazioni sulle tasse dovute lo sconto praticato a tutti i possibili clienti.
Il rischio era che il mercato si concentrasse esclusivamente nelle mani di poche imprese dall’elevata capienza fiscale che effettivamente potevano trarre vantaggio dal sistema.

Con questa nuova formulazione, che prevede la cessione illimitata del credito anche a soggetti come banche e intermediari finanziari, l’agevolazione potrebbe creare delle buone opportunità di lavoro.

Ma per tutte le altre informazioni su questo e altri bonus puoi consultare il mio e-book Guida ai Bonus Casa: Il manuale pratico sulle detrazioni fiscali per i lavori in casa.

(Prima pubblicazione 6 maggio 2019)





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14 commenti

  1. Michele

    Buongiorno,
    vorrei capire bene qual’è la massima cifra utilizzabile da una singola persona fisica, supponiamo un dipendente pubblico.
    Con il nuovo decreto Rilancio 2020 si parla, ad esempio, di massimo “€ 60.000 per interventi di realizzazione di un cappotto e sostituzione dei serramenti”. Esistono quindi dei valori massimi di spesa per ogni tipologia di intervento.
    caso 1), la persona fisica che paga al lordo di IRPEF ogni anno 8.000€, considerando che la spesa può essere recuperata in 5 anni, potrebbe spendere 40.000€; usufruendo della detrazione del 110% (pari a 44.000€) alla fine perderebbe 4000€ perché la capienza è stata raggiunta;
    caso 2), la persona fisica che paga al lordo di IRPEF ogni anno 2.000€, ha trovato una Banca a cui cedere il credito di imposta: in questo caso è la capienza della Banca a determinare il limite di spesa? Se così fosse, e se la Banca avesse una capienza, ad esempio, di 20.000€, allora la persona fisica potrebbe contare su un tetto di spesa di 100.000€?
    In caso di risposta positiva, la persona fisica (che non ha i soldi) potrebbe comunque effettuare dei lavori per un importo totale massimo pari a 100.000€, e, ad esempio, usufruire di 40.000€ per fare un cappotto e 60.000€ per adeguamento sismico?

    • arch. Carmen Granata

      Sì. Poi bisogna capire le modalità con cui si potrà attuare questa cessione.

  2. Marcello Falvo

    Buongiorno,
    Non capisco come lo sconto fattura possa essere applicato anche ad un incapiente che voglia cedere il proprio credito ad un genitore? c’e’ una procedura specifica? chi deve effettuare il bonifico parlante?
    Grazie

  3. Tony

    Peccato che nessun fornitore rivenditore stia aderendo. Ho chiamato molti fornitori e rivenditori di caldaie a pellet, e nessuno applica lo sconto in fattura.

    • arch. Carmen Granata

      Come spiego nell’articolo è difficile per i piccoli rivenditori aderire e molto più semplice per le grandi aziende. Ad esempio in questo periodo c’è in giro la pubblicità di un importante gestore che lo applica per la caldaia a condensazione.

  4. pietro

    La ditta quale sezione del modello F24 deve compilare? Qual è il codice tributo? Il cliente può già compilare il modulo e presentarlo all’agenzia delle entrate o bisogna aspettare un nuovo provvedimento?

    • arch. Carmen Granata

      Entro 10 giorni dalla presentazione della comunicazione da parte del cliente, deve recuperare lo sconto come credito d’imposta compensabile tramite modello F24.
      In alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori.

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