Nuovo Catasto: cosa cambierà con la Riforma?

La Riforma del Catasto è un processo ancora lungo da portare a conclusione, ma che determinerà notevoli cambiamenti: vediamo quali sono i più significativi. Nuovo Catasto © Riforma del Catasto…
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La Riforma del Catasto è un processo ancora lungo da portare a conclusione, ma che determinerà notevoli cambiamenti: vediamo quali sono i più significativi.

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Riforma del Catasto

Il processo di riforma del Catasto è in atto dal 2014 ma dovranno passare ancora alcuni anni perché veda completamente la luce e si giunga a una ridefinizione di questo pubblico registro che censisce tutti gli immobili presenti sul territorio italiano.
La road map messa a punto dal Governo prevede infatti la conclusione dell’iter per il 31 dicembre 2019.

La banca dati del Catasto risulta di fondamentale importanza per l’Agenzia delle Entrate ai fini del calcolo di tutte le tasse sulla casa, come:
IMU
TASI
TARI
• imposte di successione
• imposte per trasferimenti immobiliari (acquisto o donazione)
• imposta di registro per contratti di locazione.

La riforma si è resa necessaria per aggiornare questa banca dati ormai obsoleta che spesso presenta delle incongruenze.

Per fare un esempio, non sono pochi gli immobili di pregio ubicati nei centri storici censiti in categorie di basso valore.
Di contro, alcuni immobili costruiti nelle periferie in anni recenti, presentano rendite catastali molto più elevate.

Il risultato è una tassazione eccessiva per case di tipo economico e troppo bassa per immobili che invece per ubicazione e pregio offrono ai proprietari la possibilità di godere di una elevata redditività da locazione.

La revisione delle rendite catastali, su cui si calcolano le imposte, ha quindi lo scopo di eliminare queste disparità e far pagare a ciascuno il dovuto.
L’allarme lanciato però dai media è quello che, dopo la conclusione della riforma, si rischi di pagare di più tutti, indifferentemente.

Col nuovo Catasto cambierà il sistema di calcolo delle rendite

Con l’avvento della riforma del Catasto, ci sarà il passaggio da vani a metri quadri per il calcolo della rendita catastale.

Questo sarà un cambiamento importante per ridurre il divario tra il valore catastale attribuito agli immobili e quello commerciale.

Attualmente, se consideriamo due appartamenti di uguale metratura, uno in edificio antico ubicato in centro e uno di edilizia economica ubicato in periferia, è facile che quest’ultimo abbia una rendita maggiore solo perché suddiviso in un numero maggiore di vani.

Il nuovo sistema di misura ha già debuttato dallo scorso 9 novembre nella visura catastale dove, accanto al numero dei vani, è possibile trovare indicati i metri quadri dell’immobile.

Tale indicazione risulta importante in quanto i metri quadri, insieme con il numero degli occupanti di un immobile, sono un parametro fondamentale per il calcolo della TARI, la nuova tassa sui rifiuti solidi urbani.

Col nuovo Catasto cambierà la base imponibile da usare per il calcolo delle tasse

Attualmente la base imponibile per il calcolo delle tasse è data dal valore catastale dell’immobile. Ma tale valore, come detto, è molto lontano da quello che può essere il reale valore commerciale dello stesso immobile.
Per questo motivo, con la riforma si passerà a considerare come base imponibile il valore patrimoniale.

Quest’ultimo si baserà sui valori di mercato degli immobili al metro quadro, rilevati ogni trimestre dall’OMI, Osservatorio del mercato immobiliare, ai quali verranno applicati dei coefficienti dipendenti da un complesso algoritmo che terrà conto delle caratteristiche dell’immobile, come:
• piano in cui è ubicata l’unità immobiliare
• stato di manutenzione
• affaccio
• scale
• ascensore
• impianto di riscaldamento.

Per gli immobili di particolare interesse storico – artistico è previsto uno sconto del 30% della rendita e del valore patrimoniale, in considerazione delle particolari esigenze legate alla loro conservazione.

Col nuovo Catasto cambieranno le categorie

Per effetto della riforma, muteranno anche le attuali categorie catastali. Gli immobili saranno classificati in base alla loro destinazione d’uso e dagli attuali gruppi A – B – C – D – E – F si passerà a due soli gruppi:
gruppo O: immobili ordinari
gruppo S: immobili speciali.

In particolare, attualmente gli immobili di tipo residenziale sono inseriti nella categoria A, con la seguente classificazione:
• A/1 Abitazioni di tipo signorile
• A/2 Abitazioni di tipo civile
• A/3 Abitazioni di tipo economico
• A/4 Abitazioni di tipo popolare
• A/5 Abitazioni di tipo ultrapopolare
• A/6 Abitazioni di tipo rurale
• A/7 Abitazioni in villini
• A/8 Abitazioni in ville
• A/9 Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici
• A/11 Abitazioni e alloggi tipici dei luoghi.

Nel nuovo catasto è invece prevista una categoria O per gli immobili di tipo residenziale:
• O/1: comprenderà tutti gli alloggi inseriti in palazzine e condomini
• O/2: abitazioni isolate e villette a schiera
• O/5: cantine e soffitte
• O/6: posti auto coperti e scoperti, compresi box auto e garage.

Restano da determinare i criteri per individuare gli attuali immobili considerati di lusso, quelli signorili (A/1), le ville (A/8), i castelli e gli immobili di valore storico – artistico (A/9).




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2 Commenti. Nuovo commento

  • Gennaro Rispo
    3 Marzo 2018 10:24

    Come si calcoleranno la Tasi e la Tari sulle seconde case che non sono locate e rimangono a disposizione del proprietario?
    Grazie

    Rispondi
    • arch. Carmen Granata
      5 Marzo 2018 12:28

      Se non cambieranno le norme fiscali, allo stesso modo in cui si calcolano adesso.

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