Isola cucina: come predisporre allacci idrici, scarichi e linee elettriche prima dei lavori, per evitare errori e demolizioni non necessarie.
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Isola cucina: come predisporre allacci idrici, scarichi e linee elettriche prima dei lavori, per evitare errori e demolizioni non necessarie.

Immagine generata con l’Intelligenza Artificiale
Ecco cosa troverai in questo articolo:
Se hai deciso di inserire un’isola in cucina, stai chiedendo agli impianti di fare qualcosa che normalmente non fanno: raggiungere il centro della stanza.
Acqua, elettricità e talvolta gas non corrono più lungo il perimetro, dove trovano naturalmente cavedi, colonne montanti e punti di ispezione, ma devono attraversare il pavimento per arrivare a un blocco che, per definizione, è libero su tutti i lati.
È proprio questo spostamento a rendere la predisposizione impianti per un’isola cucina un capitolo a parte rispetto a una cucina lineare o a una penisola, che restando addossate a una parete ereditano gli stessi vantaggi impiantistici di qualsiasi mobile perimetrale.
Portare l’adduzione di acqua calda e fredda fino al centro della cucina è la parte semplice. I tubi multistrato o in PEX corrono senza difficoltà sotto il massetto, in una traccia che dal muro perimetrale raggiunge il punto previsto per il lavello dell’isola. Il vincolo reale riguarda lo scarico.
Per funzionare per gravità, uno scarico ha bisogno di una pendenza minima, in genere tra lo 0,5% e l’1%, costante fino al punto di immissione nella colonna verticale o nel pozzetto a pavimento più vicino.
Se l’isola si trova a quattro o cinque metri da quel punto, la tubazione che parte dal sifone deve scendere progressivamente lungo tutto il tragitto, e questo significa lavorare su uno spessore di massetto variabile, più alto vicino all’isola e più sottile man mano che ci si avvicina al muro perimetrale. In molti appartamenti, soprattutto quelli con altezza dei solai contenuta, lo spessore disponibile non basta a garantire quella pendenza su tutta la distanza.
La soluzione più diffusa in questi casi è la pompa di sollevamento per acque chiare, un dispositivo che raccoglie lo scarico del lavello dell’isola in una piccola vaschetta dotata di galleggiante e, una volta raggiunto il livello di attivazione, lo spinge attraverso una tubazione di mandata di diametro ridotto, in genere 32 mm, fino alla colonna di scarico o al pozzetto più vicino, superando dislivelli e percorsi orizzontali che la sola gravità non permetterebbe.
Va scelta insieme all’idraulico in fase di progetto e installata in un vano tecnico accessibile sotto il lavello stesso, quindi non richiede un cavedio dedicato, ma deve essere dimensionata sulla base della portata oraria dichiarata dal produttore e della prevalenza massima, cioè l’altezza che la pompa riesce effettivamente a superare, calcolata insieme alla distanza orizzontale da coprire e alla portata complessiva prevista per lavello e lavastoviglie se anche quest’ultima trova posto nell’isola.
In una cucina lineare le prese si distribuiscono lungo lo schienale dei pensili o sopra il top, a un’altezza standard che resta accessibile e visibile. In un’isola questa soluzione non esiste, perché non c’è una parete verticale a disposizione su cui montarle.
La risposta tecnica sono le cassette a pavimento a scomparsa, certificate IP44 o superiore per la resistenza a polvere e umidità, installate sotto il livello del pavimento e accessibili tramite uno sportello a filo che si solleva quando serve.
La loro posizione va decisa in fase di progettazione, perché richiedono uno scasso nel massetto e un collegamento alla linea elettrica dedicata.
Il piano cottura a induzione, se previsto sull’isola, richiede una linea dedicata da 32A con cavo da almeno 4 o 6 mmq a seconda della potenza assorbita, separata dal resto dei circuiti della cucina. Questo non è un dettaglio trascurabile: la sezione del cavo si decide quando si stende l’impianto sotto traccia, non dopo, perché tornare a intervenire su un pavimento già posato significa demolire.
La cappa di un’isola non può scaricare l’aria aspirata attraverso una parete adiacente, perché semplicemente non ce n’è una a distanza utile.
Le due strade percorribili sono:
• lo scarico verso l’esterno, attraverso una canalizzazione che attraversa il controsoffitto fino alla facciata o al tetto
• il funzionamento a ricircolo con filtri a carboni attivi, che evita la canalizzazione (ma non elimina del tutto gli odori) restituendo aria filtrata nell’ambiente.
Se opti per lo scarico esterno, va previsto fin dal progetto il percorso del tubo di aspirazione nel controsoffitto, con un diametro che in genere non scende sotto i 150 mm per non penalizzare la portata d’aria. Va verificata la lunghezza massima consentita dal produttore della cappa, perché oltre una certa distanza la perdita di carico nei gomiti e nei tratti orizzontali compromette l’efficacia dell’aspirazione.
Se il piano cottura dell’isola è a gas, la questione cambia natura, perché entrano in gioco le norme tecniche sugli impianti gas, in primis la UNI 7129 per le utenze domestiche.
Molti regolamenti edilizi comunali e le prescrizioni tecniche dei distributori vietano o limitano fortemente il passaggio di tubazioni gas sotto pavimento in ambienti chiusi, salvo l’uso di guaine ispezionabili e di punti di intercettazione facilmente raggiungibili.
In pratica, portare il gas al centro della stanza per alimentare un piano cottura su isola è spesso più complicato e in alcuni casi sconsigliato dagli stessi installatori, rispetto a mantenere il piano cottura a gas su una postazione perimetrale e riservare l’isola a lavello, induzione o sola preparazione.
La predisposizione impianti per un’isola si gioca prima della posa del massetto, non dopo. Se stai ristrutturando e rifai il pavimento da zero, hai la libertà di tracciare i percorsi di scarico, alimentazione idrica ed elettrica esattamente dove servono, dimensionando lo spessore del massetto in funzione delle pendenze necessarie.
Se invece l’isola va inserita in una cucina esistente, senza rifare l’intero pavimento, le opzioni si restringono a due:
• carotare e tracciare solo i percorsi indispensabili
• portare gli impianti in un cavedio a vista, mascherato da un elemento di arredo come un basamento rialzato, soluzione frequente nei loft e negli spazi con altezze generose.
Un’alternativa che evita del tutto la demolizione del massetto esistente è il pavimento sopraelevato tecnico, un sistema di pannelli su supporti regolabili che crea un’intercapedine percorribile da tutti gli impianti. Si usa più spesso in contesti non residenziali, ma trova applicazione anche in abitazioni con altezza interna sufficiente a sostenere il rialzo, che in genere parte da sei o sette centimetri.
Spostare uno scarico o aprire una nuova linea elettrica dedicata rientra tra gli interventi che possono essere realizzati in Edilizia Libera, senza la necessità di richiedere un titolo abilitativo. Naturalmente, al termine dei lavori, l’installatore dovrà rilasciare la certificazione di conformità dell’impianto.
Se invece l’inserimento dell’isola comporta anche lo spostamento di tramezzi o l’unione di due ambienti, ad esempio cucina e soggiorno, l’intervento richiede una comunicazione al Comune, in genere una CILA, oltre a un aggiornamento della planimetria catastale depositata.
Alla luce di quanto abbiamo visto, prima di fissare la posizione definitiva dell’isola sul progetto, conviene avere chiari alcuni elementi tecnici che condizionano direttamente le scelte impiantistiche:
• la distanza tra l’isola e il punto di scarico esistente, per capire se la pendenza naturale è sufficiente o serve una pompa di sollevamento
• lo spessore disponibile tra il solaio strutturale e la quota di pavimento finito, che determina quanto massetto hai a disposizione per tracciare le pendenze
• il percorso possibile per la canalizzazione della cappa, se prevista con scarico esterno, e la distanza massima dichiarata dal produttore.
Definire questi tre punti prima di scegliere il modello di isola, e non dopo averlo già acquistato, evita la situazione più comune nei cantieri di ristrutturazione: un’isola perfetta sulla carta che in fase di esecuzione richiede compromessi su posizione, dimensione o dotazioni perché gli impianti, semplicemente, non riescono ad arrivarci come previsto.
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