Cancellato lo sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra finanziaria che abroga lo sconto sui lavori alternativo a Ecobonus e Sismabonus.

Sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus©

Sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus©

Cancellato lo sconto sui lavori introdotto dal Decreto Crescita

Il Decreto Crescita convertito in legge n. 58/2019 e in vigore dal 30 giugno 2019, ha introdotto con l’art. 10 la possibilità, per i soggetti aventi diritto alla detrazione per Ecobonus e Sismabonus, di sostituirla con uno sconto praticato dall’impresa esecutrice.

Lo sconto ha avuto però vita breve perchè, dopo tante polemiche, è stato cancellato con un emendamento della Commissione Bilancio del Senato alla prossima manovra finanziaria.

Un secondo emendamento approvato in nottata ha poi introdotto un’eccezione: lo sconto resta in vigore per gli interventi di ristrutturazione importante di primo livello sulle parti comuni degli edifici condominiali, con un importo superiore a 200mila euro.

Per lavori di tale entità è molto importante la sicurezza dei lavoratori e dei condòmini. A tal proposito vi consiglio il mio e-book Sicurezza sul lavoro nei cantieri condominiali.

Questa opportunità aveva l’obiettivo di dare un nuovo impulso ai lavori per riqualificazione energetica o adeguamento sismico, soprattutto in condominio. Nelle intenzioni del legislatore, si presentava infatti di più semplice applicazione rispetto alla cessione del credito.

Proprio facendo riferimento alla cessione del credito, qual è la differenza con lo sconto, visto che, in entrambi i casi, al posto di una detrazione sulle tasse da ammortizzare in diversi anni, i cittadini possono godere di uno sconto immediato al momento di pagare i lavori?

In cosa consiste lo sconto sui lavori per Ecobonus e Sismabonus?

Lo sconto sui lavori che danno diritto alla detrazione per Ecobonus e Sismabonus è stato introdotto per semplificare le procedure rispetto alla cessione del credito.

L’agevolazione è infatti fruibile in maniera semplice e immediata da chi commissiona i lavori. Il contribuente avente diritto alle detrazioni può optare per un contributo di valore equivalente, erogato sottoforma di sconto da parte di chi esegue l’intervento o fornisce un bene.

Da parte sua l’impresa può poi recuperare questa somma sottoforma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione in 5 rate annuali, senza applicazione dei limiti di compensabilità.
In alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione però di ulteriori cessioni da parte di questi.

Ma facciamo un esempio per esprimere meglio il concetto.
Supponiamo che abbiate realizzato un intervento di riqualificazione energetica del costo di 20.000 euro per il quale potete usufruire di una aliquota del 65%.
Normalmente, avreste diritto a una detrazione IRPEF di 13.000 euro (65% di 20.000) da recuperare in 10 anni in rate di pari importo, quindi 1.300 euro l’anno.
Ebbene, optando per lo sconto sui lavori potrete invece (anzi, a questo punto dovremmo dire potevate) pagare all’impresa soltanto 7.000 euro, usufruendo in questo modo di un vantaggio economico immediato.

Si tratta di una forma di agevolazione molto semplice e già adottata per l’erogazione di altri tipi di bonus, come quello previsto per l’acquisto di auto meno inquinanti.
In questo caso però l’importo della somma risparmiata poteva risultare di entità molto superiore.

Differenza tra lo sconto sui lavori e la cessione del credito

Ci siamo chiesti all’inizio dell’articolo quale sia la differenza tra questo tipo di sconto e la cessione del credito.
Anche questa infatti consiste in uno sconto sull’importo da pagare per i lavori che il contribuente può godere nell’immediato e per intero anziché in rate come detrazione sulle tasse da pagare.

Del resto, entrambi i meccanismi risultano utili ai contribuenti incapienti, cioè quelli che pagano poco o nulla di IRPEF e quindi non avrebbero convenienza nel ricorrere alle detrazioni.

Una prima differenza sostanziale è che le imprese non sono obbligate a praticare lo sconto, ma libere di concederlo o meno. Quindi, chi commissiona un lavoro avrebbe dovuto informarsi sulla disponibilità in tal senso dell’impresa esecutrice.

Un altro aspetto molto importante da sottolineare è che con la cessione del credito occorre pagare interamente la somma dovuta, prima di poter usufruire del rimborso.
Questo aspetto annulla uno dei motivi per cui il meccanismo della cessione era stato introdotto, ovvero la difficoltà di alcuni soggetti ad anticipare le somme richieste per i lavori.
Con lo sconto sui lavori, invece, alla ditta va versato unicamente l’importo dovuto al netto dello sconto.

Il fornitore che applica lo sconto ha facoltà di cedere a sua volta il credito a un altro soggetto, senza possibilità di ulteriori cessioni da parte di quest’ultimo. La cessione non è però possibile nei confronti di banche e intermediari finanziari.

Infine, con lo sconto il fornitore può utilizzare il credito portandolo in compensazione in 5 anni. Con la cessione, invece, la durata della compensazione varia in funzione del tipo di detrazione (quindi per l’Ecobonus è di 10 anni).

Come si richiedeva lo sconto sui lavori

Dopo l’entrata in vigore della Legge Crescita, le regole per lo sconto sui lavori alternativo alle detrazioni sono state definite con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 31 luglio 2019.

Cosa doveva fare allora chi intende usufruire dello sconto immediato al posto della detrazione fiscale? Per prima cosa, doveva essere d’accordo con l’impresa o con il venditore, perché non esiste alcun obbligo di praticare lo sconto.

In caso positivo, la ditta doveva emettere una fattura comprensiva dell’intero importo, ma con l’indicazione dello sconto. Il cliente doveva quindi pagare solo l’importo scontato, sempre utilizzando il bonifico parlante.

Ma facciamo un esempio. Supponiamo che vogliate usufruire dell’ecobonus 50% per la sostituzione della vostra caldaia con un modello a condensazione di classe A.

L’intervento di fornitura e installazione vi costerà 2.000 euro più IVA al 10%, per un totale di 2.200 euro. Lo sconto sarà dunque di 1.100 euro.
La ditta dovrà quindi presentarvi una fattura dell’intero importo (2.200 euro), ma voi dovrete pagarne con bonifico parlante solo 1.100.

Per consentire però al fornitore di recuperare il credito dovevate presentare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
A partire dallo scorso 16 ottobre è possibile effettuare questa comunicazione e, per i lavori iniziati nel 2019, ci sarà tempo fino al 28 febbraio 2020.
Quindi, se siete tra i pochi fortunati che hanno potuto sfruttare questa occasione, avete ancora tempo per fare la comunicazione.

Come fare questa comunicazione? Ebbene, è possibile farla dalle aree dedicate del sito dell’Agenzia oppure utilizzando questo modello dove occorre selezionare la propria scelta tra cessione del credito e contributo sotto forma di sconto.

Il modulo potrà essere consegnato presso uno degli uffici dell’Agenzia oppure inviato tramite posta elettronica certificata insieme alla copia di un documento di identità.

Entro 10 giorni dalla presentazione della comunicazione da parte del cliente, la ditta che ha praticato lo sconto deve recuperarlo come credito d’imposta compensabile tramite modello F24.
In alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori ma non a banche e intermediari finanziari.

Il 20 novembre scorso, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione 96/E/2019 con cui ha reso noti i codici tributo da utilizzare:
6908, Ecobonus – Recupero dello sconto praticato dal fornitore
6909, Sismabonus – Recupero dello sconto praticato dal fornitore.

Perchè è stato cancellato lo sconto sui lavori

Da quanto detto appare evidente che le effettive potenzialità e i vantaggi offerti da questo sconto potevano essere davvero interessanti.
Ma, come sempre, occorre passare dalle parole ai fatti, dalla teoria alla messa in pratica, per comprenderne la reale portata.

Nel modo in cui è stato concepito l’incentivo, non poteva essere applicato da quelle piccole – medie imprese sui 15 dipendenti, che si avvalgono anche della collaborazione con artigiani. Proprio quelle imprese edili insomma per il cui rilancio è stato creato il sistema delle detrazioni fiscali in edilizia.

Queste aziende hanno un fatturato tale da non riuscire a coprire con le compensazioni su IRPEF e altre tasse dovute lo sconto praticato a tutti i possibili clienti.
Il rischio era che il mercato si concentrasse esclusivamente nelle mani di poche imprese dall’elevata capienza fiscale che effettivamente potevano trarre vantaggio dal sistema.

Il risultato sarà una concorrenza sleale. La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) ha infatti avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea e all’Antitrust per accertare l’illegittimità dell’art. 10 del Decreto Crescita, per violazione della concorrenza.

In condominio sorgeva poi un altro problema. Nessuna norma rende obbligatorio il ricorso allo sconto. In una compagine condominiale possono quindi esserci condòmini che hanno scelto lo sconto e altri che hanno scelto la detrazione o la cessione del credito.
Di conseguenza, la gestione della contabilità di lavori che interessino una pluralità di soggetti, come avviene in condominio, può risultare particolarmente complicata.

Alla luce di queste criticità, sono stati presentati diversi emendamenti alla prossima Legge di Bilancio, che chiedevano una revisione dello sconto.
L’esito è stato invece decisamente più drastico, visto che lo sconto, come abbiamo visto, è stato definitivamente cancellato.

(Prima pubblicazione 6 maggio 2019)





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12 commenti

  1. Marcello Falvo

    Buongiorno,
    Non capisco come lo sconto fattura possa essere applicato anche ad un incapiente che voglia cedere il proprio credito ad un genitore? c’e’ una procedura specifica? chi deve effettuare il bonifico parlante?
    Grazie

  2. Tony

    Peccato che nessun fornitore rivenditore stia aderendo. Ho chiamato molti fornitori e rivenditori di caldaie a pellet, e nessuno applica lo sconto in fattura.

    • arch. Carmen Granata

      Come spiego nell’articolo è difficile per i piccoli rivenditori aderire e molto più semplice per le grandi aziende. Ad esempio in questo periodo c’è in giro la pubblicità di un importante gestore che lo applica per la caldaia a condensazione.

  3. pietro

    La ditta quale sezione del modello F24 deve compilare? Qual è il codice tributo? Il cliente può già compilare il modulo e presentarlo all’agenzia delle entrate o bisogna aspettare un nuovo provvedimento?

    • arch. Carmen Granata

      Entro 10 giorni dalla presentazione della comunicazione da parte del cliente, deve recuperare lo sconto come credito d’imposta compensabile tramite modello F24.
      In alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori.

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